Non adorate il moderno serpente di rame

rame

Il serpente di rame era una figura o rappresentazione in rame di un serpente, fatta da Mosè durante la peregrinazione di Israele nel deserto. Giunto al confine di Edom il popolo mostrò uno spirito ribelle, lamentandosi della manna miracolosamente provveduta e della scarsità d’acqua. Yahweh perciò punì gli israeliti mandando fra loro serpenti velenosi e molti morirono per il morso dei serpenti. Quando il popolo si mostrò pentito, Yahweh disse a Mosè, che aveva interceduto per loro, di fare una figura a forma di serpente e di appenderla a un’asta. Mosè ubbidì, e “avvenne che se un serpente aveva morso un uomo ed egli guardava fisso il serpente di rame, allora rimaneva in vita” (Nu 21:4-9; 1Co 10:9).

Il serpente di rame era quindi qualcosa che si era rivelato estremamente utile a tutta la nazione di Israele. Molti di loro dovevano la vita a quel provvedimento di Yahweh. Poteva una cosa mandata da Yahweh che si era rivelata utilissima per tutta la nazione diventare un laccio? Per quanto sembra una cosa ai limiti dell’impossibile, questo fu quanto accadde.

Gli israeliti conservarono il serpente di rame. In seguito cominciarono erroneamente ad adorarlo, offrendogli fumo sacrificale. Perciò, come parte delle sue riforme religiose, Ezechia re di Giuda (745-717 a.E.V.) fece ridurre in frantumi il serpente di rame, vecchio di oltre 700 anni, perché il popolo ne aveva fatto un idolo. La mancanza di spiritualità di un numero limitato di adoratori, obbligava Yahweh a distruggere un suo provvedimento per la salvezza. Non c’era nulla di sbagliato nel serpente in se stesso. L’errore e lo sbaglio era nel cuore e nella mente di chi lo aveva adorato.

Esiste la possibilità che secoli dopo, nei nostri giorni, alcuni iniziano ad adorare un moderno “idolo del serpente di rame”? Incredibile a dirsi, questo può accadere. Nella visione di Rivelazione, l’apostolo Giovanni dice: “Allora caddi davanti ai suoi piedi per [adorare un angelo]. Ma egli mi dice: “Sta attento! Non farlo! Io sono solo un compagno di schiavitù tuo e dei tuoi fratelli che hanno il compito di rendere testimonianza a Gesù. Adora Dio; poiché il rendere testimonianza a Gesù è ciò che ispira la profezia” (Ri 19:10)”. Il fedele apostolo Giovanni, dopo una vita di incrollabile lealtà, sembra sul punto di compiere un passo falso. Sta per adorare un angelo, ma questi lo ferma. Dobbiamo intendere questo episodio come una debolezza di Giovanni? Non sembra che le cose stiano così. Perché?

Dobbiamo ricordarci che a Giovanni viene data una visione per il Giorno del Signore, non per il suo tempo (Ri 1:10). Nelle sue connessioni mentali viene impresso come un film con immagini, voci e suoni che lui a sua volta mette per iscritto. Giovanni non ha modo di interagire con queste informazioni. Tutte le volte che Giovanni dice, ascolta o fa qualcosa, lui stesso rappresenta cose che la classe degli unti avrebbe detto, udito o fatto nel futuro.

Quindi Giovanni vede se stesso in visione cercare di adorare un angelo come noi potremmo sognare noi stessi compiere un gesto che mai nella vita reale ci sogneremmo di fare. Quindi è molto probabile che Giovanni non avrebbe mai fatto un gesto simile, ma vede, suo malgrado, se stesso nella visione che cerca di adorare un angelo. Cosa vuol dire? Giovanni rappresenta i cristiani nel XX e XXI secolo. La visione indica chiaramente il rischio che potrebbe esserci: la tentazione di idolatrare qualche essere umano al posto di Yahweh.

Che il rischio fosse del tutto reale, lo dimostrano le parole conclusive della prima lettera scritta dall’apostolo Giovanni che dicono testualmente: “Figlioletti, guardatevi dagli idoli” (1 Gv 5:21). Non possiamo pensare che i cristiani del primo secolo rischiassero di adorare i pali sacri o altri idoli pagani. Gli idoli menzionati da Giovanni potevano svilupparsi all’interno della congregazione cristiana.

Oggi, molte religioni propongono i loro capi religiosi come i rappresentanti di Dio in terra, unici depositari della verità e del potere religioso. Questa affermazione si scontra in maniera plateale con tutti gli errori e le imperfezioni che questi stessi uomini hanno compiuto a volte per decenni. Dalle apparizioni delle “Madonne” cattoliche alle tante “fine del mondo annunciate” dai vari movimenti millenaristi evangelici e protestanti, compresi il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, il secolo scorso é stato il secolo delle profezie mancate. Questi sedicenti messaggeri di Dio non hanno alcuna autorità religiosa e non rappresentano nessuno. Rappresentano, al massimo, un serpente di rame.

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