BENVENUTI ALL´INFERNO

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Il caso “Australian Gate”, oltre a spalancare le porte dell´omertá che tenevano prigioniere piccole vittime, ha acceso anche i riflettori su centinaia di uomini che hanno abusato di bambini. Perchè lo hanno fatto? Quando si parla di pedofilo, molti gridano “al mostro”. Con ogni probabilitá, per le povere vittime di abusi sessuali, i pedofili sono dei veri mostri e hanno tutto il diritto di considerarli in questa maniera. Comunque, nessuno nasce “mostro”, ma lo diventa in seguito. Come? Perchè? Si poteva fare qualcosa per prevenire questa trasformazione? Questa intervista che segue si basa su alcune conversazioni realmente avvenute con qualcuno che ha vissuto questo inferno in prima persona. Abbiamo cercato di mettere insieme i suoi pensieri per creare questa intervista artificiale.

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Redazione: Quando ha inizio la tua storia?

G1: La mia storia ha inizio più di 60 anni fa, nelle campagne del Sud Italia. Avevo circa 6 anni. Ero un ragazzino con tanta voglia di vivere, di giocare, di stare con gli animali. In quel tempo, e specialmente al Sud, non c´erano tutte le cose con cui si divertono i bambini di oggi. Passavo le mie giornate in mezzo alla strada o in mezzo alla natura, in campagna. Crescevamo tutti come dei piccoli gatti selvatici. Ero un bambino felice.

Redazione: Come é cambiata la tua vita?

G1: Poco prima che iniziassi ad andare a scuola, un mio parente adulto iniziò ad abusare ripetutamente di me.

Redazione: Hai cercato aiuto?

G1: Il mondo era molto diverso in quel tempo, e specialmente in quel posto, in mezzo alle campagne del Sud. I miei genitori lavoravano dalla mattina alla sera, e poi di certe cose non si parlava. Non si poteva parlare. Non avevo nessuno a cui chiedere aiuto. Così ho subito, ho subito in silenzio, per anni.

Redazione: Che effetto ha avuto su di te subire queste violenze?

G1: Umiliazione, dolore, voglia di morire. Mi ha cambiato dentro. Non ero più lo stesso. Qualcosa in me si é deformato. Covavo sentimenti di rabbia, di voglia di farla pagare a qualcuno, non sapevo nemmeno io a chi. Piano piano si è creato dentro di me un piccolo mostro. Prima era piccolo, sembrava passeggero. Poi è diventato sempre più grande, sempre più pericoloso.

Redazione: Come si è manifestato questo mostro dentro di te?

G1: Quando sono diventato grande e forte abbastanza da sapermi difendere, non so sé per gioco o per sfregio, ho iniziato a mia volta a molestare i ragazzi più piccoli di me. Pensavo che era un gioco tra ragazzi, una bravata, un modo per sentirmi più forte. Forse un modo per cancellare i miei ricordi. Non so darmi nemmeno io una spiegazione. Comunque a mia volta molestavo i più piccoli.

Redazione: Poi col tempo hai smesso?

G1: Ho creduto di smettere. Con gli anni sono cresciuto, mi sono sposato, e dopo alcuni anni sono diventato un testimone di Geova. Ho avuto diversi figli, e pian piano tutta la mia famiglia è diventata Testimone di Geova.

Redazione: Sei riuscito a raggiungere la tua pace?

G1: Al contrario, si sono aperte le porte dell´inferno. Reagivo con rabbia a qualsiasi cosa facevano i miei figli maschi, picchiandoli selvaggiamente. Quando ho avuto anche delle figlie, ho iniziato ad approfittare di loro. Le stringevo a me come per abbracciarle, e mi strofinavo contro di loro per eccitarmi e avere un orgasmo. Nella mia mente malata pensavo che fisicamente non le facevo niente di male. Non mi accorgevo, o forse non mi volevo accorgere, che le stavo uccidendo dentro di loro. Le ho distrutte emotivamente, e non me lo perdoneranno mai.

Redazione: Questa storia è durata per molto tempo?

G1: Si, per molto tempo.

Redazione: Ne hai mai parlato con nessuno, nessuno ti ha mai visto, nessuno se ne è accorto?

G1: Chi non ha visto, chi non ha voluto vedere, chi ha visto e non ha avuto la forza di dirlo a nessuno. Io non l´ho mai detto a nessuno. Ma cosa ancora peggiore, non lo dicevo a me stesso. Nella mia mente malata ero convinto di non farle del male. Mi convincevo che era tutto un gioco, innocente.

Redazione: Hai detto che eri diventato Testimone di Geova nel frattempo. Nessuno di loro si è accorto che nella tua famiglia accadeva qualcosa di strano?

G1: I testimoni di Geova, specialmente nel passato, sono una comunità piuttosto chiusa. Cose come assistenti sociali, psicologi, maestri che ti parlano della personalità dei tuoi figli, erano visti con diffidenza. Nessuno si rivolgeva a loro. Siamo convinti che noi abbiamo tutto e non abbiamo bisogno di nessuno. Anche se di tanto in tanto scoppiavano in casa dei litigi a causa della situazione malsana che si viveva, si ripeteva un film già visto tante e tante volte. Due anziani venivano a casa. Si sedevano. Gli offrivo un caffè. Erano anche loro operai come me. Non avevano nessuna preparazione specializzata se non la loro esperienza personale e alcune scritture prese dalla Bibbia. Consigliavano ai ragazzi di essere ubbidienti ai genitori, a mia moglie di essere sottomessa a suo marito, e a me di amare la moglie come i propri corpi. Ci leggevano una esperienza dalle riviste, e ci ripromettevamo di fare meglio. Andati via i due anziani, si ricominciava da capo. È andata così per anni

Redazione: Ma tu non hai mai detto loro che picchiavi i ragazzi o abusavi delle ragazze?

G1: Che abusavo delle ragazze non ho mai detto nulla. Ovviamente a volte i ragazzi avevano qualche livido a causa della mia cinta, ma la cosa non veniva mai presa troppo sul serio. Mi veniva detto che dovevo controllarmi, che non dovevo essere violento, che se la cosa fosse successa molte volte potevo addirittura essere disassociato un giorno, ma erano solo parole. Nessuno ha mai pensato di chiamare un assistente sociale, uno psicologo o la polizia per vederci chiaro. Una idea del genere non era mai stata presa nemmeno in considerazione. Tutto doveva essere risolto all´interno.

Redazione: Poi cosa è successo?

G1: I miei figli sono cresciuti, si sono sposati, e sono arrivate in casa le nipotine.

Redazione: La storia è ricominciata?

G1: Io non volevo che ricominciasse. Erano passati tanti anni da quei brutti ricordi. Ero ormai un pensionato. Pensavo di essermi buttato alle spalle queste cose del passato. Pensavo di essere cambiato, volevo essere cambiato. Ma non era così. Le nipotine col tempo cercavano i nonni, cercavano affetto. Si sedevano sulle mie ginocchia, mi abbracciavano, mi davano i bacetti. Piano piano, anche contro la mia volontà, il mostro in me si è risvegliato.

Redazione: Non eri mai stato da uno specialista, da uno psicologo in passato per questo problema?

G1: Mai. Oltre alla vergogna di dover ammettere un problema del genere, e alla paura di finire in prigione, c´era anche un problema ambientale. Specialmente in quel tempo, nei Testimoni di Geova c´era la cultura che tutto si poteva risolvere con i principi biblici e la guida degli anziani. E io ho fatto come facevano gli altri. Sono andato a tutte le adunanze, a tutte le assemblee, ogni tanto ho fatto il pioniere ausiliario. Insomma, ci comportavamo esternamente esattamente come qualsiasi altra famiglia di Testimoni di Geova. Quando vedevano che tutti sorridevamo, ci dicevano “vedi come funzionano i principi biblici”? E andavamo avanti così.

Redazione: Hai molestato anche le tue nipotine?

G1: Si, l´ho fatto.

Redazione: È durato molto tempo?

G1: No, non come nel caso delle mie figlie. Una delle mie figlie è riuscita a costruire un rapporto molto stretto con sua figlia, e forse l´ha messa in guardia nei confronti del nonno. Quando l´ho molestata lei lo ha riferito subito alla madre.

Redazione: Cosa è successo dopo?

G1: Mia figlia e suo marito lo hanno riferito agli anziani.

Redazione: Si é formato un Comitato Giudiziario (Un tribunale religioso interno)?

G1: Si

Redazione: Hai confessato?

G1: No. Prima ho negato, ho negato tutto, per ore. Dicevo che mia nipote era una bambina bugiarda, che si era inventata tutto.

Redazione: Poi?

G1: Poi ho capito che non era stata solo la mia nipotina ad accusarmi. Lei era solo una testimone. Ne servivano degli altri per accusarmi. Allora ho intuito che probabilmente avevano altri testimoni che mi accusavano. Non sapevo chi fossero, ma doveva essere cosi.

Redazione: Ed è stato così?

G1: Si, le mie figlie avevano detto ad un anziano che io avevo abusato anche di loro da bambine. Quindi i “due testimoni” per l´accusa ora c´erano.

Redazione: Hai ammesso quindi di aver molestato anche le tue nipotine?

G1: Inizialmente ho ammesso il minimo indispensabile per non essere disassociato. Ma poi le domande erano sempre più calzanti, più serrate, e alla fine ho deciso di raccontare la mia storia, dall´inizio.

Redazione: Hanno chiamato la polizia?

G1: So che qualche anziano lo voleva fare, ma poi è arrivata una lettera dalla Filiale e gli anziani non lo hanno fatto più. Hanno lasciato la decisione nelle mani dei genitori dei bambini coinvolti.

Redazione: I tuoi familiari ti hanno denunciato alla polizia?

G1: No.

Redazione: Sono stati interpellati psicologi, assistenti sociali per le ragazze molestate?

G1: Sinceramente non lo so, ma che io sappia no.

Redazione: Quale cura ti hanno prescritto i tuoi anziani?

G1: Leggere la Bibbia, pregare tanto, e alcuni anni di disassociazione. Poi mi hanno riassociato

Redazione: Ora sei un testimone di Geova?

G1: Si.

Redazione: Gli anziani hanno avvisato le altre famiglie della tua congregazione che hanno bambini della tua presenza e del tuo problema?

G1: No. Io ho accettato subito le leggi interne che limitano i miei rapporti con i bambini della congregazione. Per questo nessuno è stato avvisato.

Redazione: Hai qualche limite nella predicazione di porta in porta?

G1: No, nessun limite

Redazione: Quindi puoi fare visite a chiunque, senza nessuna restrizione?

G1: Esattamente.

Fine.

Riflessione della Redazione.

Ci poniamo una domanda. È davvero possibile che nel XXI secolo esistano persone che pensano che alcuni anni di isolamento sociale (la disassociazione) possano curare una devianza mentale così profonda come la pulsione di abusare dei bambini?

Se gli anziani dei Testimoni di Geova, come dicono, devono prendersi cura della congregazione, come possono riammettere alle loro adunanze persone che, dopo aver abusato di bambini, non si sono sottoposte a nessun trattamento specializzato che li abbia aiutati a guarire? E che dire delle vittime degli abusi? Molti hanno necessità di assistenza psicologica. Come si può permettere che, per la necessità di lavare “i panni sporchi in casa propria” a queste vittime venga negata assistenza specializzata?

Nei Testimoni di Geova, se rubi e non ridai quanto rubato vieni disassociato. Se commetti fornicazione vieni disassociato. Se uccidi vieni disassociato. Se abusi di un minore vieni disassociato. L´isolamento sociale è quindi la cura per ogni problema sociale e comportamentale di un essere umano?

I Testimoni di Geova si vantano di essere all´avanguardia nell´affrontare la piaga della pedofilia. Ma non é un vanto, é solo una campagna pubblicitaria a favore dei loro credenti. Quando si esaminano nel dettaglio i “casi reali”, si nota una arretratezza di tipo medioevale. Questa arretratezza medioevale nel trattare i casi di abusi sui minori, non aiuta i colpevoli a guarire e a rifarsi una vita normale. Non aiuta le vittime a guarire e a riprendersi la loro vita e l´innocenza che gli hanno rubato. Non aiuta i componenti delle famiglie a crescere con alti principi morali. Non aiuta la società a restare sana.

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