IL CASO FENICE

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PARTE 3 – IL CASO FENICE

Il caso “Australian Gate” ha scosso profondamente anche le vittime di abusi sessuali all´interno dei Testimoni di Geova. Intuendo la portata del problema, molti hanno capito di non essere le sole, e quindi di non essere sole. Alcune vittime hanno voluto raccontarci la loro storia. Citiamo come esempio estremo “il caso Fenice§ per evidenziare il tipo di condizionamento psicologico interno ai Testimoni di Geova in materia di abusi sui minori.

I nomi sono stati cambiati per tutelare la privacy

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Redazione: Cara Fenice, innanzitutto grazie a nome di tutti quelli che leggeranno questo articolo per il tuo coraggio, il tuo altruismo, e la tua disponibilità a raccontare questa storia

Fenice: Mi fa molto male raccontarla, ma se può essere utile a qualcuno, lo faccio con piacere

Redazione: Quando e dove ha inizio la tua storia?

Fenice: La mia storia ha inizio alla fine degli anni 90, in provincia di Foggia, in Italia.

Redazione: Puoi raccontarci cosa è successo?

Fenice: Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro di qualche anno. Purtroppo nel Sud Italia non c´era lavoro, e mio padre fu costretto a lavorare lontano dalla famiglia. Lo vedevamo una o due volte all´anno. Mia madre era sola con dei figli da badare. In questo periodo di assenza di mio padre, una famiglia si avvicinò alla nostra. Sembravano molto disponibili, gentili, generosi, insomma, sembravano davvero gente per bene, e quasi tutti loro lo erano sul serio. Si instaurò un legame molto stretto tra le nostre famiglie.

Redazione: Poi cosa successe?

Fenice: Avevo 12 anni. Il padre di quella famiglia, un 60enne, una Domenica mattina mi invitò a fare un giro in macchina. Mi portò molto lontano, in piena campagna. Io non pensavo a nulla di strano, mi fidavo di quella persona. Ad un certo punto parcheggiò in un posto isolato e mi molestò sessualmente. Cercò addirittura di abusare di me abbassandomi la cerniera del pantalone. Grazie a Dio riuscì in qualche modo ad oppormi, e a fermarlo, e quindi non riuscì a fare quello che aveva in mente. A quel punto mi riaccompagnò a casa. Io ero completamente distrutta, sotto shock. Nessuno dei miei familiari si accorse di nulla, e cosi io non dissi niente a nessuno. Volevo solo dimenticare. Inconsciamente cercai di fare finta che non era successo niente, o che non era successo a me. Nonostante questo, quel trauma ha segnato la mia vita per sempre. Sono preda di sentimenti autodistruttivi e di insicurezza. Ci sto combattendo ancora ora. A volte vinco io, a volte vincono loro.

Redazione: Eravate Testimoni di Geova?

Fenice: No. Io non ero Testimone di Geova, la mia famiglia non era Testimone di Geova, e quell´uomo non era un Testimone di Geova, e nemmeno la sua famiglia

Redazione: Cosa accadde in seguito?

Fenice: Una mia parente era una Testimone di Geova. Poco tempo dopo iniziai a studiare con lei, e la cosa mi piaceva. I miei genitori non divennero mai Testimone di Geova. Con gli anni io e mio fratello ci battezzammo come Testimoni di Geova. Quando terminai le Scuole Superiori conobbi un giovane Testimone di Geova che poi divenne mio marito. Lui era molto interessato a conoscermi profondamente, a capirmi, a conoscere anche i lati di me che non erano così evidenti. Con lui mi sentii finalmente al sicuro, capita, e così un giorno, di colpo, senza nessun preavviso, mentre eravamo in pizzeria mi apparve come un flash mentale e interruppi la conversazione dicendo: “Quando ero bambina io sono stata abusata sessualmente”. Non riuscii a dire altro.

Redazione: Immagino come ci sarà rimasto.

Fenice: Ovviamente lui ne rimase sconvolto. Ringrazio Dio che riuscii a pesare le sue parole, e così, un po alla volta, riuscii a raccontare tutto. Lui mi credette subito, credette a tutto quello che li dicevo. Aveva fiducia in me. Il mio fidanzato cercò di parlare con i miei genitori di questo argomento, ma venne respinto. Gli attribuivano cattivi motivi, o forse erano solo schiavi dell´ignoranza. Non saprei.

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Redazione: Se ho capito bene, a quel punto eri una Testimone di Geova. Ne hai parlato anche con la Congregazione?

Fenice: Si, abbiamo cercato di parlare con i miei parenti che erano Testimoni di Geova, e siamo stati respinti. Abbiamo cercato di parlare con gli anziani della mia congregazione, ma siamo stati respinti anche da loro. In particolare uno disse a mio marito “Non voglio sapere queste sono cose tue”!

Redazione: Come avete reagito a questo rifiuto di dare aiuto da parte dei Testimoni di Geova?

Fenice: Mio marito è molto coraggioso. Anche se eravamo poco più che due ragazzi, io avevo solo 18 anni , mi portò dalla Polizia e poi da una avvocatessa. Entrambi mi ascoltarono con molta comprensione e pazienza, come dei genitori. Era evidente che parlavo con persone esperte. Mi dissero che loro erano pronti a tutto, ma mi avvertirono che era evidente che il mio “ambiente” non mi appoggiava, e anzi si opponeva. Sarebbe quindi stato un “processo distruttivo” e io avrei sofferto molto emotivamente. Mi dissero di pensarci bene se ero pronta ad affrontarlo. Io vivevo ancora in casa dai miei genitori, dove me ne sarei andata? Lasciammo la cosa in sospeso.

Redazione: Poi cosa accadde?

Fenice: Alla notizia che ci eravamo rivolti alla Polizia senza il consenso “degli anziani” era scoppiata una bomba in Congregazione. Mi hanno accusata e umiliata come mai nella mia vita. Mi hanno detto cose come: “Se non lo hai detto fino adesso non è che lo hai voluto anche tu”? E io avevo 12 anni quando é successo… “Come fai a non averlo ricordato per tutti questi anni? Non é che era il tuo “amico privato” e ora vuoi fargliela pagare”? Dissero al mio fidanzato “Tu lo fai per avere i soldi, se no per quale altro motivo lo faresti?”. Mi chiesero: “Ma tu ce li hai i due testimoni? E se ti stai inventando tutto”? Mi dissero: “Tu non ami il nome di Geova sopra ogni altra cosa. Sai lo scandalo che scoppierà quanto sarà grande? E sarà colpa tua!”. In una conversazione telefonica un anziano disse a mio marito che era suo dovere pensare al nome di Geova sopra ogni cosa ed evitare lo scandalo. Mio marito gli disse: “Voglio vedere se succedeva a tuo figlio se rispondevi cosi”. e gli sbatte il telefono in faccia.

Redazione: Ma scusa, quel tipo non era un Testimone di Geova. Per quale motivo i tuoi anziani si opponevano al fatto che dovevate rivolgervi alla polizia?

Fenice: Chiamala stupida ignoranza, chiamalo fanatismo religioso, chiamalo come vuoi. Quelli erano talmente invasati dal desiderio che la religione dei Testimoni di Geova doveva apparire “perfetta” che erano capaci di sacrificarmi per il “buon nome” della Congregazione. E lo hanno fatto… mi hanno fatta credere che se mi rivolgevo alla polizia avrei commesso un peccato imperdonabile contro il “buon nome” di Geova.

Redazione: Ne hai parlato anche con il Sorvegliante Viaggiante dei Testimoni di Geova?

Fenice: Si, quando venne in visita volle parlare da solo con me. Mi disse chiaro in faccia che se non avevo due Testimoni oculari di quanto era accaduto io non ero credibile. Non mi ha dato nessun altro aiuto.

Redazione: Quando é accaduto questo?

Fenice: Verso la fine degli anni ´90.

Redazione: Come si é evoluta la cosa?

Fenice: Si é evoluta nel senso che, quello che avrebbero dovuto darmi i miei “fratelli in Cristo”, l´ho ricevuto da persone che, secondo il Corpo Direttivo, dovrebbero essere distrutte, semplici persone “del mondo”. Il figlio di quel tale mi conosceva, e sapeva che ero una brava ragazza. E lo sapeva anche sua sorella. Quando la cosa gli é venuta all´orecchio, ha “appiccicato al muro” suo padre, e insieme a sua sorella, si é fatto confessare tutto, se no non usciva vivo da quella casa. E lui, d´avanti alla moglie e ai figli ha dovuto ammettere tutto. Poi i figli sono venuti da me e mi hanno chiesto perdono per quello che il loro padre mi aveva fatto, e mi hanno chiesto se potevano fare qualcosa per me. Io non ho voluto niente. Quello che mi aveva tolto non si poteva ricomprare. Con il mio fidanzato abbiamo deciso di andarcene, di lasciare quella città. Solo a sentirli nominare mi vengono i conati di vomito. Ci fosse stato uno, dico un solo Testimone di Geova, che mi avesse appoggiata e aiutata, nessuno.

Redazione: Tu sei restata Testimone di Geova?

Fenice: Si, sia io che mio marito siamo restati Testimoni di Geova. Eravamo convinti, ingenuamente, che quella congregazione era una “eccezione”. Pensavamo che era stata l´ignoranza feroce a farli comportare così. E così, stupidamente, abbiamo passato gli ultimi 20 anni della nostra vita a fare i pionieri per i Testimoni di Geova. Mi prenderei a schiaffi.

Redazione: Fino a quando?

Fenice: Fino a quando nel Luglio scorso é scoppiato lo scandalo degli abusi sui minori nelle Congregazioni dei Testimoni di Geova in Australia. Mentre Geoffrey Jackson, membro del Copro Direttivo dei Testimoni di Geova, parlava con tanta disinvoltura dei 1.006 casi di sospetti abusi sui minori nelle Congregazioni australiane, i fotogrammi della nostra vita sono ricominciati a scorrere e a rimettersi tutti al proprio posto. Allora ho capito tante cose che alla fine degli anni 90 non potevo capire, allora è diventato tutto chiaro, lampante.

Redazione: Cosa avete fatto?

Fenice: Abbiamo detto agli anziani locali che se si azzardavano a suonare ancora una volta a casa nostra li avremmo denunciati alla polizia. Abbiamo scritto alla Filiale e alla Congregazione locale una lettera legale dove noi ritiriamo il consenso al loro utilizzo dei nostri dati personali. Ma stavolta lo sfizio ce lo siamo tolto noi. Abbiamo scritto nero su bianco che non intendiamo dissociarci. Abbiamo tante cose da dire a gente che ne è ignara, e lo stiamo facendo…

Redazione: Obbiettivi per il futuro?

Fenice: partecipiamo al progetto Spotlight Italia. Cerchiamo testimonianze in Italia che raccontino cosa è accaduto all´interno delle Sale dei Testimoni di Geova a persone come me, che sono state abusate da bambini e in seguito hanno voluto giustizia, e questa gli è stata negata. Ma non siamo come quelli che vogliono “la morte” dei Testimoni di Geova. A noi la vendetta non interessa. A noi non interessa se quello che ci è accaduto sia penalmente rilevante o meno. Non cerchiamo risarcimenti, non vogliamo soldi, non vogliamo apparire sui giornali. Vogliamo solo far conoscere un lato gelosamente nascosto della vita dei Testimoni di Geova, in modo che quando vanno nella loro Sala de Regno, percepiscano esattamente dove stanno andando. Se vogliono continuare ad andarci, sono affari loro. Ma ognuno deve conoscere la verità, per poi essere libero di vivere la sua vita.

Redazione: Grazie Fenice.

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