Il messaggio di Eva

“La Bibbia é un libro maschilista!”

“L’apostolo Paolo era un misogino!”

Quante volte abbiamo sentito, o addirittura pensato frasi del genere? Questo perché per 2000 anni una classe clericale maschilista e che disprezza le donne ha affermato che, secondo le Scritture, le donne devono stare in silenzio, essere sottomesse agli uomini non potendo ricoprire nessun tipo di incarico nell’ekklesia, e a sostegno di ciò portare un copricapo e sposarsi rigorosamente “solo nel Signore”. Le cose stanno effettivamente così? Analizziamo come nelle Scritture vengono trattati questi punti.

1) Le donne stiano in silenzio

Tutte le traduzioni del mondo, in 1 Corinti 14:34,35, fanno dire a Paolo che alla donna non é permesso parlare nella congregazione.

Anche se é corretta grammaticalmente, la traduzione si dimentica volontariamente del contesto. Tutto l’argomento, cioè versetti precedenti e successivi, non riguarda il parlare da noi comunemente inteso, ma il “parlare mediante il dono miracoloso delle lingue”. In nemmeno un punto di quel capitolo si fa riferimento al parlare comune, come fanno erroneamente intendere la maggioranza delle religioni. Detto questo, chiediamoci: a chi si stava riferendo Paolo?

SOLO alle donne SPOSATE in presenza del loro legittimo MARITO.

Sposandosi, la donna sceglieva di avere un “capo” su di lei, quindi doveva mostrare sottomissione al marito. Viceversa, una donna non sposata, o vedova, era del tutto esente da questa proibizione.

Infatti nella congregazione le donne erano un membro alla pari come i fratelli.

2) Incarichi nell’ekklesia: il caso di Febe

In Romani 16:1 Paolo si riferisce ad una donna di nome Febe con il termine διάκονος (diàkonos), traducibile con “diaconessa”, o “servitore di Ministero”.

È interessante notare come in 1 Timoteo 3:8-13 Paolo, mentre per i sorveglianti si rivolge solo ai membri maschi della Congregazione, quando parla dei Servitori di Ministero indica caratteristiche che dovrebbero avere sia i fratelli che le sorelle. Di queste ultime Paolo dice: “Le donne [Servitrici di Ministero] devono SIMILMENTE (cioè allo stesso modo dei fratelli) esser serie, non calunniatrici, di abitudini moderate, fedeli in ogni cosa.”

Con ogni probabilità, Febe non era l’unica donna a ricoprire questo incarico, quindi non é assolutamente vero che alle donne era riservato un trattamento diverso o di inferiorità all’interno della Congregazione del primo secolo. Anzi, le Scritture stabiliscono che le donne potevano insegnare al pari di un uomo in ogni circostanza (tranne direttamente e pubblicamente alla Congregazione riunita, come scritto in 1 Timoteo 2:12).

3) La questione del copricapo

L’altra imposizione che le donne hanno dovuto sopportare nel corso dei secoli é il famigerato copricapo, simbolo di una condizione nettamente inferiore all’uomo. Cosa dicono le Scritture in proposito?

In 1 Corinti 11:2 l’apostolo Paolo esortò i cristiani dei suoi giorni a continuare a seguire le tradizioni che aveva trasmesso loro: “Ora vi lodo perché . . . ritenete le tradizioni come ve le ho trasmesse”.

A quale tradizione si riferiva Paolo? Come si comprende nei versetti successivi, da 3 a 16, in quella circostanza Paolo si riferiva specialmente alla tradizione ebraica che le donne, quando pregavano o profetizzavano, dovevano coprirsi con un velo o un copricapo. Era una esigenza divina o una tradizione? Il sostantivo greco da lui usato per “tradizione”, paràdosis (παραδόσεις ), ha il senso di qualcosa “trasmesso a voce o per iscritto”, specialmente in relazione alla legge orale ebraica. La parola italiana indica “informazioni, dottrine o consuetudini tramandate di padre in figlio o diventate un radicato modo di pensare o di agire”. Quindi, anche se si trattava di tradizioni del tutto approvate da Dio, non erano dei veri comandi vincolanti per i cristiani. Infatti, al versetto 16             l´apostolo Paolo precisa il pensiero: “se qualcuno sembra disputare per qualche altra usanza, noi non ne abbiamo nessun’altra, né l’hanno le congregazioni di Dio” Per tradurre usanza, Paolo usa il termine greco συνήθειαν (synētheian) che ha il senso di uso, costume, abitudine.

 Le parole dell’apostolo mostrano chiaramente che i suoi consigli sul velo o copricapo da far portare alle donne era una “tradizione” o un “costume”, del tutto appropriato per i suoi tempi, ma non era un esplicito comando biblico.

4) Sposarsi “solo nel Signore”

In 1 Corinti 7:39,40 Paolo dice: “La moglie é legata per tutto il tempo che il marito vive. Ma se il marito si addormenta [nella morte], é libera di sposare che vuole, solo nel Signore. Ma é più felice se rimane com’é, secondo la mia opinione.

Questa scrittura si riferisce alle vedove. Infatti nei versetti precedenti, Paolo aveva già parlato del matrimonio delle “vergini”, o “nubili”, e se avesse voluto porre il comando di sposare solo altri credenti anche a loro, lo avrebbe fatto. Invece no, Paolo menziona questo aspetto solo nel caso delle vedove. Come mai? Il contesto ci aiuta a capire: nella città di Corinto, nel primo secolo, l’alternativa di sposare un cristiano era quella di sposare un pagano. Nella maggioranza dei casi, una vedova cristiana aveva avuta un marito che la trattava “come un vaso più debole, assegnandole onore”, seguendo i principi biblici. I pagani dell’epoca, in particolare i greci, consideravano le loro mogli solo le genitrici dei loro figli, e non si facevano nessuno scrupolo ad avere altre donne, specialmente più giovani. L’idea di matrimonio che aveva una vedova cristiana era nettamente diversa, quindi il consiglio di sposare solo un altro cristiano o rimanere vedova era per il suo bene.

Che dire delle vergini, o nubili? Il consiglio di trovare un buon marito si applica a tutte. Ma Paolo non poteva dire ad una giovane ragazza “o ti trovi un cristiano o resti nubile”, e infatti non lo dice in nessun punto dei versetti precedenti (v. 25-38). Stava solo dando dei consigli per il loro bene, ma si guardava bene dal mettere una regola. Era una decisione che spettava solo a loro.

Tutte queste direttive rispecchiano la mentalità del primo secolo, quando era consuetudine che le donne non avessero particolari incarichi di responsabilità nella società.

Che dire di oggi?

Ebbene, dopo questa attenta disamina, possiamo affermare che:

  • nei nostri giorni le limitazioni dell’impiego delle donne non ha ragione di esistere
  • le,donne non devono essere “sottomesse” agli uomini
  • decidere se un uomo é “nel Signore” spetta solo alla donna che desidera sposarsi, ed é una decisione che deve prendere da sola.

Perché queste conclusioni?

Yahweh e Ieosus non fanno nessuna distinzione fra uomo e donna, ed é proprio Paolo a confermarlo in Galati 3:27,28:

27 Poiché tutti voi che foste battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.  28 Non c’è né giudeo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché siete tutti una [persona] unitamente a Cristo Gesù.

Nessun essere umano, qualunque sia la sua posizione, ha il diritto di IMPORRE idee e dottrine che contrastano con ciò hanno stabilito i nostri Kirios.

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