LA FONTANA

Chi crede, come i Testimoni di Geova, che la bibbia sia la Parola ispirata di Dio, è di per se “costretto” ad accettare la narrazione di eventi che sono inspiegabili e non riproducibili da noi umani. Questi eventi sono conosciuti con il nome di miracoli.

La Bibbia narra di molti avvenimenti inspiegabili che fanno nascere problemi di natura empirica che a ben vedere sono ancor più inspiegabili del miracolo in sé.

Un esempio di questo tipo è il racconto di Moshe e la fontana.

La situazione è più o meno questa: Gli Israeliti fuggiti dall’Egitto da circa quarant’anni, si accampano a Cades. Ma c’è un problema, non riescono a trovare acqua. Perciò si lamentano con Moshe sostenendo che sarebbe stato meglio per loro essere morti, o rimanere in Egitto piuttosto che stare ancora un minuto di più in quel luogo dove non cresce nulla. Moshe ed Ahàron (Aronne) vanno così al tabernacolo in cerca dell’aiuto del loro dio. Yahweh risponde e dice a Moshe cosa deve fare. Gli dice di radunare il popolo. Di parlare ad una roccia dalla quale poi uscirà una fontana d’acqua in quantità sufficiente per tutti gli uomini e rispettivi loro animali (Numeri 20:1-13).

Allora Moshe raduna il popolo, imbastisce un discorso sulla fiducia e colpisce una roccia due volte con un bastone. Dalla roccia comincia a fuoriuscire una fontana d’acqua e finalmente tutto il popolo riesce ad abbeverarsi.

Ora se un Testimone di Geova venisse interpellato sull’attendibilità di questo miracolo, non vi presenterebbe Moshe (Mosè) come il primo rabdomante della storia umana che si è affidato alla sua verga per cercare l’acqua nascosta, ma vi direbbe senza esitazione alcuna che per Geova nulla è impossibile, tanto meno indicare a Moshe la roccia dove trovare la fonte.

Ma se per Geova nulla è impossibile, lo è anche per gli esseri umani coinvolti in quell’occasione?

Si perchè, si è discusso molto sul numero di persone che componeva la folla che lasciò l’Egitto. Leggendo le pubblicazioni della WhatchTower, i Testimoni di Geova confidano in un numero attorno ai 3.000.000 milioni di individui. Se consideriamo il censimento fatto un anno dopo l’esodo (Numeri 1:2-3, 45-46 ), dove si contano 600.000 uomini robusti oltre alle donne, ai vecchi, ai bambini e ai nuovi nascituri durante i 40 anni passati nel deserto, il tutto porterebbe ad un numero molto vicino a quello ipotizzato: Milioni di persone davanti alla roccia zampillante d’acqua.

Ora, facciamo finta che il miracolo sia stato effettivamente voluto da Geova e che grazie ad una fuoriuscita di una falda acquifera tutti siano stati dissetati. Immaginando la scena qualcosa non torna: quanto tempo avrebbero impiegato 3 milioni di persone per bere, fare scorte d’acqua e abbeverare tutti i loro animali difronte ad una fontana?

Ipotizzando un tempo pari ad un banalissimo minuto per ogni singola persona, dei 3 milioni presenti, necessari per abbeverarsi dalla fontana, ci sarebbero voluti 2.083 giorni (D U E M I L A O T T A N T A T R E G I O R N I). Quasi 6 anni solo per abbeverare tutti i presenti. Alcuni ipotizzano che i presenti in quel giorno fossero pari ad un terzo, perchè morti a causa della maledizione di Geova, quindi circa un milione di persone. L’anomalia del racconto non cambierebbe di molto, visto che ci sarebbero voluti 2 anni di tempo solo per bere.

Qualcuno potrebbe obiettare che tutto dipende dal volume del flusso d’acqua, dalla gittata della fontana, dal numero di persone che attingevano in contemporanea dalla fonte. Ma riusciamo ad immaginare tutta la popolazione di Roma mettersi in fila davanti alla fontana di Trevi in attesa di bere? Riusciamo ad immaginare il via vai quotidiano di persone alla fontana? Giornalmente sarebbe servita acqua per bere, per lavarsi, per cucinare, per pulire, per abbeverare gli animali. Immaginiamo la scena?

Giusto per fare un esempio moderno, secondo le ultime stime, la città sudafricana di Cape Town sta esaurendo le sue scorte d’acqua. Se ciò si avverasse, sarà la prima metropoli moderna a finire completamente a secco. I residenti di Cape Town, circa quattro milioni, fino a qualche anno fa consumavano in condizioni normali 1,2 miliardi di litri di acqua al giorno. Oggi le autorità hanno fissato un tetto massimo di 50 litri giornalieri a testa, ma quando l’acqua non scenderà più dai rubinetti, il piano di emergenza è di stabilire 200 punti di distribuzione in tutta la città. E noi dovremmo credere che bastò una fontana, come unico punto di distribuzione, per gestire milioni di Israeliti?

Possiamo fare tutti i calcoli che vogliamo, ma di fronte ad un numero così spropositato di persone, qualsiasi ipotesi di scenario possibile risulterebbe sempre surreale. Se i fatti relativi alla gestione dell’emergenza fossero veri, gli Israeliti avrebbero fatto un miracolo ben maggiore di quello fatto da Geova con l’apparizione della fontana.

Non dimentichiamo che le scritture non parlano di un lago o di una cascata ma di una semplice fontana a fronte dell’esigenza di milioni persone stanche, assetate, disidratate al punto di desiderare di morire. La scena è talmente paradossale che se ne è accorto pure chi scrisse il salmo 105 cercando, qualche secolo più tardi, di dare credibilità a quella scena inaccettabile scrivendo che le acque che sgorgarono da quella roccia attraversarono il deserto come un fiume.

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