La grande bugia sulla neutralità di Gesù

26 apostoli  La Torre di Guardia del 2010, 1 Luglio p. 22 dice: “Dopo aver visto i suoi miracoli e osservato l’abilità con cui ha gestito la folla e soddisfatto le sue necessità, la gente conclude che Gesù sarebbe perfetto come re. (Giovanni 6:14) La cosa non ci sorprende. Ricordiamo che gli ebrei sentivano il disperato bisogno di un governante valido e capace, dal momento che il loro amato paese era oppresso da una potenza straniera. Possiamo capire quindi perché fanno pressioni su Gesù affinché entri in politica. Tenendo conto di questi fatti, riflettiamo su come lui reagisce.

Gesù, sapendo che stavano per venire ad afferrarlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte tutto solo”, dice Giovanni 6:15. Difficilmente avrebbe potuto dare una risposta più netta. Rifiutò risolutamente di farsi coinvolgere dai suoi connazionali nella politica, e non cambiò mai idea al riguardo. Disse inoltre che i suoi seguaci dovevano fare la stessa cosa. (Giovanni 17:16) Perché assunse questa posizione?

La posizione neutrale di Gesù in relazione alla politica di questo mondo era solidamente basata su princìpi scritturali” – Fine citazione

Secondo questa rivista, se Gesù avesse accettato di essere acclamato Re da quella folla, sarebbe di fatto entrato in politica. Sempre secondo quella rivista, Gesù rifiuto di essere incoronato Re dagli ebrei perché voleva restare neutrale. Sempre secondo quella rivista, gli ebrei volevano riconoscerlo come Re di Israele, e quindi Messia, ma fu lui a rifiutare. Questa affermazione é vera? Notiamo cosa dice un´altra Torre di Guardia.

La Torre di Guardia del 1 Marzo 1997, pagina 30-31 dice: “La folla vociante che entrò a Gerusalemme il 9 nisan del 33 E.V. meravigliò molti giudei. Anche se non era insolito vedere gente che affluiva in città prima della Pasqua, in questo gruppo c’era qualcosa di diverso. Fra tutti si distingueva un uomo che cavalcava un puledro d’asina. L’uomo era Gesù Cristo e la gente gli stendeva davanti mantelli e rami di palme, gridando: “Salva, preghiamo, il Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome di Geova! Salvalo, preghiamo, nei luoghi altissimi!” Vedendo la folla, molti che erano già a Gerusalemme furono spinti a unirsi al corteo. — Matteo 21:7-9; Giovanni 12:12, 13.

Anche se ora veniva acclamato, Gesù sapeva che andava incontro a gravi prove. Infatti nello spazio di soli cinque giorni sarebbe stato messo a morte in quella stessa città! Sì, Gesù sapeva che Gerusalemme era un territorio ostile e organizzò il suo vistoso ingresso in città tenendo presente questo fatto.

Adempiuta un’antica profezia

Nel 518 a.E.V. Zaccaria predisse l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, scrivendo: “Urla in trionfo, o figlia di Gerusalemme. Ecco, il tuo stesso re viene a te. Egli è giusto, sì, salvato; umile, e cavalca un asino, sì, un animale fatto, figlio di un’asina. . . . Ed egli realmente parlerà di pace alle nazioni; e il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino alle estremità della terra”. — Zaccaria 9:9, 10.

Così l’ingresso di Gesù a Gerusalemme il 9 nisan adempì una profezia biblica. Non fu un evento casuale, ma fu predisposto con cura. In precedenza, proprio fuori di Gerusalemme, Gesù aveva detto a due suoi discepoli: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito troverete un’asina legata, e con essa un puledro; scioglieteli e conduceteli a me. E se qualcuno vi dice qualcosa, dovete dire: ‘Il Signore ne ha bisogno’. Allora li manderà immediatamente”. (Matteo 21:1-3) Ma perché Gesù voleva entrare a Gerusalemme cavalcando un asino e che significato si può attribuire alla reazione della folla?

Un messaggio riguardante la regalità

Spesso un’immagine è più potente delle parole. Per questo a volte Geova fece inscenare dai suoi profeti il messaggio profetico che dovevano dichiarare, per renderlo ancor più vigoroso. (1 Re 11:29-32; Geremia 27:1-6; Ezechiele 4:1-17) Questo metodo di comunicazione basato sull’impatto visivo lasciava un’impronta indelebile nella mente della gente, anche dell’osservatore meno sensibile. In modo analogo Gesù, quando entrò a Gerusalemme cavalcando un asino, stava rappresentando un poderoso messaggio. In che senso?

Nei tempi biblici l’asino era usato in occasioni speciali. Per esempio Salomone si recò nel luogo in cui doveva essere unto re cavalcando la “mula” paterna (il mulo è un ibrido ottenuto dall’incrocio fra un asino e una cavalla). (1 Re 1:33-40) Perciò che Gesù entrasse a Gerusalemme cavalcando un asino significava che si presentava come re. Le azioni della folla avvalorarono questo messaggio. Il gruppo, senza dubbio formato in gran parte da galilei, stese i mantelli davanti a Gesù, gesto che ricorda l’annuncio pubblico della regalità di Ieu. (2 Re 9:13) Chiamando Gesù “il Figlio di Davide” sottolineavano il suo diritto legale al regno. (Luca 1:31-33) E che usassero rami di palme indicava evidentemente la loro sottomissione alla sua autorità regale. — Confronta Rivelazione (Apocalisse) 7:9, 10.

Perciò il corteo che il 9 nisan entrò a Gerusalemme lanciò il chiaro messaggio che Gesù era il Messia e Re costituito da Dio.Fine citazione

Evidentemente qualcuno che scrive la Torre di Guardia ha le idee confuse. In un articolo viene detto che Gesù si rifiutò di essere acclamato re dagli ebrei per restare neutrale, e se lo avesse fatto sarebbe entrato in politica. In un altro articolo viene detto che il fatto di essere acclamato re dagli ebrei adempiva una profezia? Chi dei due scrittori della Torre di Guardia ha ragione?

Come possiamo leggere dalle stesse pagine della Torre di Guardia, l´idea che Gesù si rifiutó di essere acclamato come Re dalla folla per essere neutrale è una falso clamoroso. Gesù era il Messia ed era quindi Re di Israele per diritto di nascita. Infatti, come spiega la Torre di Guardia successiva, Gesù non rifiutò affatto di essere acclamato re a Gerusalemme. Anzi, pretese per se l´asino rituale con cui i re di Israele entravano in città quando venivano incoronati. Da questo punto di vista, nulla era più lontano dalla mente di Gesù della neutralità. Lui era il re di Israele e lo dichiarava pubblicamente, cosciente che questa dichiarazione avrebbe portato alla sua morte.

Quindi, quando i 5000 uomini volevano acclamare Gesù come re, lui non stava affatto rifiutando il ruolo di re per restare neutrale. Anzi, come disse a Pilato, “per quello era nato e per quello era venuto al mondo”. (Vedi Giovanni 18:33-38). La neutralità non gli passava nemmeno per la testa in quel momento. Piuttosto Gesù riteneva inappropriata solo la circostanza della nomina come re. Doveva essere acclamato come Re non durante una scampagnata e di nascosto, come quando i 5000 uomini volevano nominarlo re. Al contrario, la sua nomina doveva avvenire nella capitale del Regno di Israele, a Gerusalemme. Inoltre il tempo della sua nomina non era ancora arrivato. Doveva rispettare la tabella di marcia che lo avrebbe portato alla sua morte, non permettendo a nulla di cambiare gli eventi.

La stessa condanna a morte di Gesù testimonia il fatto che egli si presentò come Re di Israele. Infatti la condanna scritta sullo stauros dove venne appeso recitava: Iesùs Nazarenus Rex Iudeorum, che vuol dire Gesù di Nazareth, Re dei Giudei. Venne condannato perché era il Re dei Giudei, non perché era un insegnante delle Scritture.

Questo descritto é l´ennesimo episodio chiaramente documentato in cui il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova torce le Scritture per sostenere le sue tesi, senza nessun rispetto per la Parola di Dio. Inoltre, questo fatto chiarisce che l´insegnamento del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova secondo il quale tra i 607 E.V. e il 1914 non ci fú nessun Re su Israele, é una balla ancora più grossa di quella precedente. Nel 1914 non c´è stata nessuna intronizzazione, mettiamoci l´anima in pace.

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