La lettera di appello

Di seguito pubblichiamo la prima lettera di appello ad un comitato giudiziario di un Testimone di Geova che è stato disassociato per Apostasia, solo per aver parlato (giustamente) ai suoi amici e conoscenti dello scandalo sulla pedofilia in seno ai Testimoni di Geova australiani. Quello che ci ha colpito non è tanto l’esito finale del comitato, ma il fatto che leggendo le due lettere di appello (la seconda la  pubblicheremo in un successivo post) si ha la netta sensazione che si sia solo trovata una scusa per “fare fuori” un personaggio scomodo.

Si avverte la netta sensazione che  in questo caso gli anziani TDG abbiano usato la disassociazione  come mezzo coercitivo per mantenere “pura”, a detta loro, la “reputazione” della loro congregazione agli occhi dei loro stessi aderenti, infischiandosene altamente di difendere la verità e la giustizia e le stesse norme di Dio sulla tutela dei minori.

Ma, a ben pensarci, la loro congregazione doveva restare “pura” da cosa? Da un loro fratello che nutriva perplessità sugli atteggiamenti del Corpo Direttivo in merito alla gestione dei casi di pedofilia? Perchè questo aderente  avrebbe dovuto tenere per se questi dubbi? Perchè non poteva parlarne ad altri membri della sua congregazione? Nel XXI secolo, nei Testimoni di Geova è tornata operativa la Santa Inquisizione, che mandava al rogo chiunque fosse anche solo sospettato di mettere in dubbio la “immutabile verità” della loro chiesa?

Queste ed altre domande affollano la nostra mente mentre leggiamo gli atti di questo “processo-burla” alla libertà di espressione di un cittadino italiano, libertà di espressione sancita dalla nostra Costituzione. Questa libertà di espressione sancita dalla nostra Costituzione viene evidentemente negata dal gruppo dirigente dei Testimoni di Geova, il Corpo Direttivo, e dai suoi rappresentanti locali.

Solitamente in questo Blog non diamo spazio alle testimonianze dei singoli. Non promuoviamo crociate contro i TdG. Comunque, in relazione alla negazione della libertà di espressione dei cittadini italiani aderenti ai TdG ci piacerebbe saperne di piú. Negare la libertà di espressione, in Italia, è un reato. Per questo motivo, in futuro, ci piacerebbe  dare visibilità a tutti coloro che hanno riscontrato questo stesso tipo di violazione dei propri diritti costituzionali. Sia chiaro, ogni associazione (TDG compresi) ha il diritto di disassociare un proprio membro se ritiene non ci siano più i presupposti per considerarlo ancora idoneo a restare associato. Nessuno, comunque, può imporre a un cittadino italiano di stare zitto e non esprimere la sua opinione.

Quello che a noi interessa è venire a conoscenza di questo tipo di comitati giudiziari! Invitiamo quindi tutti coloro che si sono trovati in una simile situazione e che desiderano dare la loro testimonianza a scriverci.

Buona lettura!

Segue la lettera del signor Davide Gamba

“Gentile Redazione sono un fratello qualsiasi, di un congregazione qualsiasi di una città qualsiasi e poche settimane fa si è tenuta l’adunanza in cui hanno fatto l’annuncio della mia disassociazione. Tale decisione è arrivata direttamente dalla Betel di Roma dopo che mi sono appellato a due comitati giudiziari. Voglio rendervi partecipe di quanto mi è successo.

Di seguito vi invio due lettere in risposta ai due comitati che ho subito, non so se può essere utile ma se volete potete pubblicarle, per farvi capire cosa mi è successo.

Premetto che più di un anno fa ho inviato a Roma (e in copia conoscenza ai miei anziani) la lettera di richiesta di restituzione dei dati personali secondo la normativa della privacy sottolineando che dalla ricezione della stessa eventuali comunicazioni da parte loro saranno accettate dalla mia persona solo ed esclusivamente se in forma scritta. Ho chiesto di consegnarmi immediatamente tutte le cartoline di registrazione del proclamatore che mi riguardano e consegnarmi immediatamente qualsiasi tipo di annotazione, lettera o simile, sia in forma digitale che cartacea, che mi riguarda personalmente. Ho anche sottolineato che qualsiasi comunicazione alla congregazione se non autorizzata da me, sarà considerata una violazione alla mia privacy e che mi riservo di aderire a vie legali qualora fosse necessario. I motivi di questa scelta li spiegherò in seguito

A parte una breve cronistoria della mia attività teocratica degli ultimi due anni, non mi hanno inviato quanto richiesto!

Premetto anche, che dopo le vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo la Watchtower Australiana dal giugno 2015 in riferimento allo scandalo della pedofilia e la lettura dei post pubblicati nel vostro Blog sulla comprensione della scritture, ho deciso a partire dall’ottobre del 2015, di smettere di frequentare pur non rinunciando alla mia fede in Dio, in Cristo e nella Bibbia.

Ecco una breve cronistoria di quanto successo:

Nel settembre del 2015 smetto di frequentare senza dare motivazioni apparenti agli anziani. Nei mesi successivi anziani e fratelli (amici) mi chiedono spiegazioni sulla mia decisione. In linea di massima dico loro che l’ho fatto per motivi di natura morale (non capisco come possano i TdG essere il popolo di Dio occultando i casi di pedofilia ) e scritturale (sono perplesso su alcune dottrine della Watchtower). Si sparge la voce che sono un apostata e che diffondo false informazioni (le notizie di cronaca legate alla pedofilia).

Le cose vanno avanti per un po senza tanto clamore, poi nel marzo del 2016 ricevo la visita di un sorvegliante con un mio anziano da cui scaturiscono una serie di eventi che mi porteranno a ricevere l’invito di presentarmi ad un comitato giudiziario per presunta apostasia. Di fatto vengo accusato di dire ai fratelli che il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova copre i casi di pedofilia e che è sbaglia ad interpretare alcune scritture.

Riporto sotto le due lettere di appello che ho spedito: La prima al Comitato Originale (facendo appello alla sentenza di disassociazione), la seconda alla Betel di Roma (contro il Comitato di appello che ha confermato la mia disassociazione)

Dopo il primo comitato faccio appello con la lettera sotto riportata:

La prima lettera di appello:

Per arrivare alla disassociazione di un Testimone battezzato devono coesistere due fattori: (1) dev’essere stato commesso un peccato grave e (2) chi lo ha commesso non si è pentito. (Vedi La Torre di Guardia del 15 aprile 1991, pagine 21-23)

Ho sempre saputo e studiato nelle riviste che i comitati giudiziari servono principalmente per recuperare i fratelli e che la disassociazione è solo la scelta estrema fatta nei casi in cui non c’è nessuna volontà da parte del fratello/sorella di collaborare. Ho sempre saputo e studiato che le metodologie applicate, le scrupolose analisi dei fatti e le premurose attenzioni garantiscono la massima credibilità sul giudizio finale. Ho sempre saputo e studiato che è un provvedimento amorevole e che la sua giustizia è rispecchiabile con quella del nostro amato Creatore.

Parto da questa introduzione per cercare inutilmente una risposta a quanto successo nei giorni scorsi, perché sinceramente sono molto perplesso di quello che ho visto e udito. Non lo nascondo, mi sento preso in giro e per niente tutelato! Ciò che continua a balenarmi in testa è cercare una risposta ad una domanda che ritengo fondamentale: se il comitato giudiziario non si è potuto eseguire, come è stato possibile stabilire se l’accusa di Presunta Apostasia era fondata o meno? se il comitato giudiziario non si è potuto eseguire, come è stato possibile stabilire che ho mostrato o meno pentimento? Sono stato accusato dal comitato di creare divisioni nella congregazione, sono stato accusato di presunta apostasia, sono stato accusato di non volermi sottomettere alle procedure interne. E io mi domando in base a cosa sono state stabilite queste tre accuse se il comitato non c’è stato?

Per ora tralascio le falsità che sono state dette durante e dopo l’incontro ma se avrò modo le sottolineerò in appello. In particolare due mi sono state mendacemente rimarcate come se a sbagliare o a non sapere fosse il sottoscritto. Questo fatto lo trovo deplorevole e offensivo. Ad ogni modo, io mi sono presentato Sabato 3 Settembre 2016 alla prima convocazione del Comitato Giudiziario, mi sono presentato Sabato 10 settembre 2016 alla seconda convocazione del Comitato Giudiziario. Ho sempre ribadito di essere disponibile al confronto con voi e con gli eventuali accusatori. Ho sempre dichiarato l’interesse a chiarire la mia posizione. Ho sempre dichiarato di accettare eventuale giudizio qualora i fatti saranno stati dimostrati. Ho sempre sottolineato la possibilità di aver commesso degli errori ma che la mia buona fede verso il nostro Padre Celeste, verso i miei amici, verso mia figlia e verso i miei fratelli, non deve essere messa ne in discussione ne tantomeno infangata fino a prova contraria.

Quale sbaglio ho fatto perché possiate giustificare la mia disassociazione? Lo sbaglio di essere sconvolto per lo Scandalo della Pedofilia in Australia che coinvolge tutta l’Associazione dei Testimoni di Geova, me compreso? Lo sbaglio di aver chiesto chiarimenti in proposito? Lo sbaglio di aver detto la verità a chi mi chiedeva spiegazioni della mia presa di posizione? Forse non è chiara una cosa, l’accusa relativa alla Omissione di Reato verso le Autorità Governative Australiane non è in discussione! La memoria difensiva degli avvocati della Betel Australiana non smentisce ma poggia la propria difesa su altri ambiti. Da un anno a questa parte, da Anziani di Congregazione, da Sorveglianti, mi viene detto che nessuno ne sa niente e che la cosa sembra alquanto strana, ma di fatto non viene fatto assolutamente niente per accertarsi o meno della cosa.

Perchè?

Una cosa è certa, lo Scandalo della Pedofilia continuerà ad essere estraneo a tutti coloro che non faranno niente per capire. Eppure basterebbe leggere un dei tanti giornali di cronaca o navigare nel sito della Commissione Reale Australiana oppure vedere semplicemente il video dell’audizione di Geoffrei Jackson membro in carica dell’attuale Corpo Direttivo, per capire che è tutto vero.

Come mai non viene fatto?

Se non ne sapete niente, non vi interessate della cosa e non chiedete spiegazioni come può la vostra coscienza permettervi in tutta tranquilla di giudicarmi? Mi viene detto che non spetta a me chiedere o indagare! Eppure mi è stato ripetuto alla nausea che siamo tutti fratelli appartenenti alla stessa congregazione il cui lo stesso Capo, Gesù Cristo, mi ha invitato ad andare dal fratello stesso nel caso commetta un peccato. Ma forse non è questo il caso, allora chiedo: Mi fornite nome e cognome del fratello o sorella cui spetta questo incarico?

Devo confidare che seppur abbia ripetutamente chiesto il motivo della mia Disassociazione, ad oggi non mi è ancora molto chiaro il motivo. La mia sensazione è che più volte sia stato cambiata l’accusa. Il giorno seguente la disassociazione, visto che non mi è stato permesso di leggere le accuse, ho chiamato coloro le avevano scritte (per saperne il contenuto). Qualche ora dopo sono cominciati a pervenirmi dei messaggi che mi diffidavano (giustamente) di divulgare a terzi eventuale registrazione della telefonate appellandosi di fatto al diritto della Privacy.  Ora la domanda sorge spontanea. Se loro e voi del comitato, avete giustamente fatto appello alla Legge di Cesare per tale scopo, perché la stessa legge che mi permette di registrare (e non divulgare) ciò che viene detto durante un Comitato Giudiziario e in ogni caso qualsiasi conversazione riguardi la mia persona, non può essere interpellata dalla mia persona?

Quale sbaglio ho fatto perché possiate giustificare la mia disassociazione? Lo sbaglio di pretendere la presenza di un Testimone durante il Comitato Giudiziario? Lo sbaglio di voler registrare la conversazione? Scusate, quale principio Biblico ho infranto con la mia richiesta?

Sono preoccupato dall’atteggiamento e dalla supponenza con cui avete deciso della mia disassociazione. Io non mi sento in alcun modo, ne di essere andato contro le scritture, ne tantomeno di poter essere accusato di quanto riportato sopra, faccio perciò appello disconoscendo completamente la metodologia, il processo utilizzati e gli intenti del comitato stesso. Faccio quindi appello alla scelta presa di Disassociarmi durante l’incontro avuto Sabato 10 Settembre 2016.

In Fede

Gamba Davide

Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.” B.B.

 

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