La prima

Dedichiamo questo articolo a tutte le donne di Zion, e a quelle che faranno parte di Zion nel prossimo futuro. E a tutti gli uomini che sono stati abituati dalle religioni apostate a comandare sulle donne, non dimenticate mai che LORO SONO STATE LE PRIME.

LA PRIMA

Bruciava il sole quel giorno. Lo straniero aveva sete, e si fermo sulla sua strada. Sotto le palme, accanto al pozzo, era l´unico posto dove poter trovare ristoro sotto quel sole cocente. Lei penso di passare inosservata, come tante altre volte, mentre agile e furtiva si recava al pozzo a tirare su l´acqua da bere.

Mentre si avvicinava al pozzo si accorse che lo straniero non le toglieva per un attimo gli occhi di dosso. Ma, a differenza di altri uomini, non la guardava con malizia. Era uno sguardo amico, caloroso, curioso e quasi divertito. Ma lo riconobbe subito: era un giudeo. Sapeva già come sarebbe andata a finire. Lui avrebbe finto di guardare le palme, lei avrebbe finto di guardare il pozzo. I loro sguardi non si sarebbero incrociati, e non si sarebbero parlati.

La scena sembrava la solita di tante, innumerevoli occasioni Mentre lei era china a tirar su il secchio, il sordo silenzio di quell´ora di mezzogiorno fu interrotto da un “Dammi da bere”. Lo straniero le rivolgeva una parola. Rivolgere una parola a una donna? Un giudeo che rivolgeva una parola a una donna samaritana? Che sfacciato! A me! A me… Ma lui la guardava, e rideva con gli occhi, come se la conoscesse da sempre, da quando era una bambina , da quando si arrampicava su quelle palme per guardare lontano, sognando un mondo fantastico come solo una bimba sa fare.

Non era un uomo come tutti gli altri, questo lo aveva capito. Ma chi era? Come tutte le donne, le più abili psicologhe degli uomini che siamo mai esistite, cercò di farlo venire allo scoperto con qualche domanda. Ma lui era diverso. Lui non abboccava.

Capì che era un profeta, ma non ci volle molto per capire che anche quel titolo cosi santo e riverito stava molto stretto a chi aveva di fronte. Una parola innominabile baleno nella sua mente. Ora quella parola rimbalzava nella sua mente, ma non osava pronunciarla, non osava quasi nemmeno pensarlo per solo senso del pudore. Che fosse lui? No, non puó essere. Lui le sorrise di nuovo, e le disse con tutta la naturalezza di questo mondo: sono io che ti parlo, sono il Messia.

E lei penso: e me lo dici cosi? Chissà quante volte, fin da bambina, aveva sognato un incontro con il Messia. Forse se lo era immaginato venire con le nubi del cielo in un carro di fuoco. O forse come un gran re come Davide. O forse come un potente profeta come Mosè. E invece era li, seduto, sudato, sorridente e assetato, come uno di noi. Se lo era immaginato molte volte, ma mai così, così umano, così vero, così semplice. Ma nonostante questo, lei fu la prima, la prima in assoluto, a sapere la sua identità.

Anche oggi ognuno di noi ha molte idee sul suo incontro con il Messia. In aria nel cielo blu, sotto un cielo rosso sangue mentre le saette distruggono questo mondo, nel chiuso di una caverna cercando riparo dalla distruzione.

Possiamo essere certi che, come in tutte le altre volte che é apparso, anche il nostro futuro incontro con il Messia non sarà come ce lo aspettavamo. I suoi messaggeri non saranno chi ci aspettavamo di vedere. Il tempo non sarà quello atteso.

E se fosse già qui, in mezzo a noi? E se ti stesse parlando da un sito, da un blog, proprio come nel caso di quella samaritana le parlò da un comunissimo pozzo scalcinato? Ha sempre amato le sorprese, ci sorprenderà anche questa volta. E tu, se lo incontrassi, lo riconosceresti?

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