La Seconda lettera di Pietro

Facciamo uno strappo alla regola e pubblichiamo anche questo ulteriore articolo sul Canone Biblico perché lo reputiamo un documento eccezionale.

Lo trovate alla sezione Canone Biblico sul sito www.zions.club

ecco una copia

La lettera di 2 Pietro si presenta come scritta da «Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo» (2 Pt 1:1). Fin dall’antichità questa attribuzione è stata seriamente messa in dubbio, e anche oggi si preferisce attribuire questo scritto a un cristiano anonimo vissuto nel II secolo. (VEDI TABELLA)

Ireneo, Tertulliano, Cipriano, Clemente di Alessandria, e il Canone Muratoriano non menzionano la seconda lettera di Pietro. Questo fatto é alquanto singolare, visto che Pietro, insieme a Paolo, Giovanni e Giacomo, viene descritto come uno dei membri di spicco di fra quelli che organizzavano le attività dei cristiani nel primo secolo. (Vedi Galati 2:9) Una lettera scritta davvero dal´amato apostolo Pietro sarebbe stata conosciuta e letta da ogni cristiano del primo secolo. A conferma di questo possiamo constatare che la Prima Lettera di Pietro venne subito accettata e non venne mai messa in discussione da nessuno. Come mai questa differenza di opinione?

Persino nel IV secolo la Seconda lettera di Pietro era per lo più sconosciuta o non riconosciuta come canonica´. Il primo autore che la cita è Origene (185-253 E.V), che però scrive, secondo quanto riportato da Eusebio di Cesarea: «Pietro… ha lasciato una lettera riconosciuta; forse anche una seconda, ma questa è dubbia». Eusebio stesso non la considera parte del canone, elencandola tra gli “antilegomena”, ossia i libri dubbi. Sarà solo con il Concilio di Ippona, nel 393, che la Seconda lettera di Pietro verrà formalmente ammessa nel canone biblico.

Questa incertezza così prolungata é ancora più sconcertate se si pensa che l´autore della lettera, scrive nella sua stessa lettera di essere l´apostolo Pietro. (2 Pt 1:1) Quindi questo autore é stato considerato un impostore per oltre 300 anni. Che motivo avevano i primi cristiani di non credere a quanto scritto in 2 Pietro 1.1?

La somiglianza con la lettera di Giuda

Come abbiamo visto in uno degli articoli di questa serie, i cristiani avevano validi motivi per dubitare fortemente che la lettera attribuita a Giuda fosse autentica. Il suo continuo riferirsi e citare libri apocrifi, primo fra tutti il libro di Enoc, rendevano inaffidabile questa lettera. Per questo, i primi cristiani, pur essendo a conoscenza della lettera di Giuda, non la usavano come libro ispirato.

Un´analisi della Seconda lettera di Pietro, rivela una somiglianza impressionante con la lettera di Giuda.

Vedi 2 Pietro 1:5 con Giuda 3: l´autore invita a sforzarsi

Vedi 2 Pietro 1:12 con Giuda 5: l´autore invita a ricordare

Vedi 2 Pietro 2:1 con Giuda 4: l´autore avverte che si sono introdotti nella ekklesia uomini corrotti

Vedi 2 Pietro 2:4 con Giuda 6: l´autore ricorda la punizione degli angeli che peccarono

Vedi 2 Pietro 2:6 con Giuda 7: l´autore menziona la distruzione di Sodoma e Gomorra

Vedi 2 Pietro 2:10,11 con Giuda 8,9: l´autore menziona la depravazione degli uomini empi. Ricorda che tra creature angeliche non si rivolgono parole ingiuriose.

Vedi 2 Pietro 2:12 con Giuda 10: l´autore dice che gli uomini corrotti sono ignoranti e incapaci di ragionare

Vedi 2 Pietro 2:13-17 con Giuda 11-13; l´autore menziona il modo di vivere deviato degli uomini corrotti

Vedi 2 Pietro 3:2 con Giuda 17: l´autore invita a ricordare le parole degli apostoli

Vedi 2 Pietro 3:14 con Giuda 24: l´autore invita i lettori a non farsi coinvolgere nell´errore

Vedi 2 Pietro 3:18 con Giuda 25: l´autore termina e ascrive gloria al Signore

Anche se non ci sarebbe nulla di strano che autori diversi diano consigli simili alla ekklesia, é molto strano che le due lettere contengano gli stessi pensieri, nello stesso ordine, ripetuti con concetti simili. Evidentemente i due autori stavano citando la stessa fonte, sia essa un discorso o un´altra lettera. È possibile che questa fonte sia ispirata? Difficilmente.

In 2 Pietro 2:4 viene detto che gli angeli che peccarono vennero gettati nel “Tartaro” e in “fosse di dense tenebre”. Il termine Tartaro come prigione degli angeli ribelli non compare mai nelle Sacre Scritture, ad eccezione di qui. Cosa voleva dire la parola “Tartaro” ai giorni di Pietro?

Nell’Iliade, dell’antico poeta Omero, la parola tàrtaros denota una prigione sotterranea tanto al di sotto dell’Ades quanto la terra è al di sotto del cielo. Quelli confinati in esso non erano anime umane, ma gli dèi inferiori, spiriti, cioè Crono e gli altri Titani che si erano ribellati a Zeus (Giove). Era la prigione istituita dagli dèi mitici per gli spiriti da essi cacciati dalle regioni celesti, ed era situato sotto l’Ades, dove si pensava che le anime umane venissero confinate alla morte. Nella mitologia il tàrtaros era la più bassa delle regioni inferiori e un luogo di tenebre. Avvolgeva tutto il mondo sotterraneo proprio come i cieli avvolgevano tutto ciò che era sopra la terra. Perciò, nella mitologia pagana greca il tàrtaros era considerato un luogo in cui confinare non le anime umane, ma gli spiriti titanici, e un luogo di tenebre e degradazione.

Sembra strano che un apostolo che scrive la sua lettera per combattere la corruzione spirituale, menzioni un elemento chiaramente pagano nella sua lettera. Inoltre, questo richiamo agli angeli che peccarono, é una citazione sia della lettera di Giuda sia del libro apocrifo di Enoc. Infatti il racconto di Genesi narra al capitolo 6 della discesa degli angeli ribelli sulla terra, ma non fa nessuna menzione della loro successiva punizione. Viceversa, Giuda 6 e Enoc 10:13 menzionano chiaramente la punizione divina degli angeli ribelli. Ancora una volta. 2 Pietro, la lettera di Giuda e il libro di Enoc hanno informazioni simili. Questo pone seri dubbi sulla sua ispirazione.

Quando fu scritta

Come la lettera di Giuda, anche questa lettera venne scritta necessariamente verso la fine del primo secolo, se non oltre. Lo comprendiamo, ad esempio, da 2 Pietro 3:15,16. L´autore menziona gli scritti dell´apostolo Paolo e li associa “al resto delle scritture”. Quindi l´autore di 2 Pietro da per scontato che i suoi lettori avessero sia letto le lettere di Paolo, sia le considerassero tutte ispirate. Questo pone la lettera di 2 Pietro in un periodo verso la fine del I secolo o oltre.

Inoltre, in 2 Pietro 3:1-16 l´autore fa una difesa in relazione all´apparente ritardo della seconda venuta di Cristo. Infatti, al versetto 4, l´autore ripete quello che dicevano gli increduli del suo tempo: “Dov’è questa sua promessa presenza? Infatti, dal giorno che i nostri antenati si addormentarono [nella morte], tutte le cose continuano esattamente come dal principio della creazione”. Per scrivere quelle parole, era evidente che i contemporanei dell´autore ponevano dei dubbi sull´apparente ritardo della seconda venuta di Cristo. Un simile ansia di vedere il ritorno di Cristo la troviamo anche in 2 Tessalonicesi, ma non espressa in questi termini. Qui si parla di altri che si burlavano dei cristiani. Quindi il periodo in cui fu scritta questa lettera deve essere davvero tardo, quando era ormai evidente che le speranze di molti non si sarebbero realizzate.

Una datazione cosí tarda di questa lettera, quando iniziavano a comprende che non ci sarebbe stato nessun ritorno di Cristo nei tempi antichi, é incompatibile con l´affermazione che a scriverla fu Pietro, ucciso probabilmente verso il 62-64 E.V. dai romani.

Conclusioni

Quelli elencati sono solo alcuni dei motivi per cui possiamo ritenere che la seconda lettera di Pietro sia un falso. Usiamo la parola falso perché il suo autore, in 2 Pietro 1:1 asserisce di essere l´apostolo Pietro, e questo é oggettivamente falso.

Probabilmente i fratelli del primo e del secondo secolo avevano anche altri motivi per non accettare questa lettera, motivi che noi oggi non possiamo conoscere. Quei motivi erano sufficienti ai primi cristiani per non usare la Seconda lettera di Pietro nelle ekklesie per i primi 300 anni del cristianesimo. (VEDI TABELLA) Quello che sappiamo ci basta per dire che, come loro non accettavano la lettera di secondo Pietro, per gli stessi motivi non la accettiamo nemmeno noi.

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