Le due comunitá

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Salve, la rete mi ha dato il nome di Teofilo di Patmos. Ovviamente anche io ho un nome come tutti voi, all´anagrafe. Ma penso che, dato che l´uomo che c´era prima è morto, sia più giusto che io continui a usare questo nome.

In rete mi occupo di tante cose. Argomenti biblici, profezie, traduzione delle Sacre Scritture, il tutto insieme a dei carissimi amici e fratelli che, quasi dal nulla, si sono materializzati tutti attorno a me. Tutti al posto giusto, tutti al momento giusto, tutti con la giusta personalità.

Devo dire che l´aspetto “abuso sui minori” all´interno della religione, almeno inizialmente, era un aspetto davvero marginale per me. Non perché lo considerassi meno importante. Purtroppo ho provato sulla mia propria pelle il dolore, la disperazione, il senso di vuoto, la sconfitta che accompagna le persone che hanno subito l´uccisione della loro infanzia per via sessuale. Perché di uccisione dell´infanzia si tratta.000001

Nonostante questa esperienza in prima persona, nella mia mente vedevo il pedofilo come un singolo uomo. Un pazzo, un alienato mentale, una vittima divenuta a sua volta carnefice, qualcuno che si era disconnesso con il mondo del genere umano per diventare una bestia. Non riuscivo a vedere altro.

Ebbene, mi sbagliavo. Usando la potenza di internet per andare a cercare e leggere le carte nascoste, sepolte, dei casi di abusi sui minori in seno alla Watchtower, come anche quelli di altre religioni, ho iniziato ad intuire la vastità e la complessità del problema. Pensavo di aver capito, ma non ero ancora giunto al cuore del problema. Mi mancava qualcosa.

Questo qualcosa era il film “Il caso Spotlight”, che ho appena finito di vedere. Non mi soffermo sotto l´aspetto tecnico e artistico del film, non sono un critico cinematografico. Ovvio che un film candidato a diversi premi Oscar, deve oggettivamente essere un bel film. Non mi soffermo nemmeno a considerare la ricostruzione dell´indagine, visto che il film parla di argomenti, fatti e persone realmente accaduti e realmente esistite. Non é nemmeno questo il punto.

Quello che mi mancava, e che questo film mi ha dato, è la “visione d´insieme”. La visione d´insieme ti viene sbattuta in faccia come una torta in un film comico. Così, con estrema semplicità. La visione d´insieme la pronuncia un coraggioso avvocato, realmente esistito, che con i suoi pochi mezzi aveva cercato di proteggere quelle povere creature da quello che le circondava.

Questo avvocato dice la frase, a mio avviso, più importante dell´intero film: “serve una comunità per allevare un bambino. Serve una comunità per abusare di lui. Non dimenticarlo”. Dopo quella frase il film è continuato verso il suo epilogo, ma era evidente che quello era il nocciolo, il messaggio profondo che voleva dare: se esiste un pedofilo, esiste la comunità degli abusanti attorno a lui.

Per me é stata una folgorazione, una rivelazione. Mai ci sarei arrivato a capire che questo è il vero problema: se ci sono abusi sessuali sui minori, accadono perché c´é la comunità degli abusanti attorno a loro. Non pensate che questa comunità di abusanti sia composta da un club nascosto di pedofili in agguato, o dai loro complici, pronti a saltare addosso ai bambini per poi nascondere le prove. No, nulla di tutto questo.

Nel film, la “comunità degli abusanti” erano calorose e premurose sorelle carnali che “volevano proteggere i loro fratelli 40enni dai brutti ricordi”. Erano zelanti mamme credenti e praticanti che volevano salvare “l´onore della loro chiesa”, pur non dimenticando i poveri figli che avevano sofferto l´abuso. Erano pastori comprensivi che non avrebbero fatto mancare il loro sostegno alle vittime, a patto che queste e i loro genitori non denunciassero la cosa alla polizia. Erano compagni di scuola, tutti amici per la pelle, ma ormai adulti, che non volevano rovinare i loro ricordi e la loro amicizia con “vecchi storie” come queste. Erano giornalisti che, quando le vittime si erano fatte avanti, avevano cose più importanti a cui pensare. Erano avvocati, più disposti a incassare i lauti compensi per tenere la bocca chiusa, che per far saltare il sistema che copriva gli abusi. Erano gli stessi lettori dei giornali, che non volevano si parlasse male della loro chiesa.

Dopo questa rivelazione, mi sono chiesto: quanti di noi, senza saperlo, hanno fatto parte, e forse fanno tutt´ora parte della “comunità degli abusanti”. In questo blog, di gente pronta a “tutelare il buon nome degli abusanti” se n´è vista parecchia. Se ne vedono tanti anche nelle congregazioni, sorveglianti viaggianti, anziani leali, pioniere zelanti, tutti insieme per difendere la propria reputazione. Quante mamme, quanti padri, quanti fratelli e sorelle tutti pronti alla guerra del silenzio, affinché nessuno sappia, affinché nessuno parli. Ovviamente per proteggere i loro bambini, non la loro cattiva coscienza… Quanti blogger e quanti blog in giro su internet, tutti impegnati a ripetere le idiozie della Watchtower, che hanno completamente ignorato, o cercato di ignorare, la cosa. Altri, peggio ancora, hanno cercato continuamente di minimizzarla. E si potrebbe continua a lungo.000002

Tutti preoccupati del “buon nome” della loro comunità, del loro credo, della loro chiesa. Tutti preoccupati che “i cattivi” debbano essere sempre fra gli altri, e mai tra loro. Fede finta, su sorrisi finti, su gente finta, su idee finte.

Mentre queste idee scorrevano in me, una forbice invisibile tagliava l´ultimo filo che legava il mio animo a una religione organizzata. Dopo aver visto l´orrore, la disperazione e l´impotenza, mi sono sentito libero. Leggero come una farfalla. E mi chiedevo perché.

La risposta l´ho avuta vedendo il film fino ai titoli di coda. Proprio alla fine, compaiono circa 200 paesi dove sono state avviate indagini simili. C´erano quasi tutti i paesi del mondo. Manca questo paese, mancava l´Italia. Qui, finora, non è mai stata avviata nessuna inchiesta vera su nessuna religione organizzata. E mi sono detto: noi non siamo un grande giornale, o non siamo un sito web di grandissima portata, ma oggi, 21 Febbraio 2016, noi la nostra parte l´abbiamo fatta.

Cosa sarebbe accaduto se come uomo, come credente, come marito, fossi arrivato a questo appuntamento avendo taciuto del tutto o in parte le cose che, come molti, ero venuto a conoscere all´interno della religione che praticavo un tempo. Quando mi sarei visto allo specchio del film Spotlight, cosa avrei visto. Io da che parte sarei stato? A quale comunità sarei appartenuto?

Le mie mani ora scorrono veloci sulla tastiera. Noi, io, la mia cara moglie e i miei cari amici che ci sostengono, tutti quelli che hanno scritto, tutti quelli che hanno commentato, tutti quelli che hanno narrato le loro esperienze, tutti quelli che sono andati a raccontarle ad altri, siamo arrivati in orario a questo appuntamento. Eravamo tutti dall´altra parte, opposta alla comunità in cui cresce l´abuso sui minori e in cui continua ad esistere grazie al loro silenzio assordante. Ci siamo allontanati giusto in tempo, prima della vergogna, prima del silenzio imbarazzante. Avevamo già parlato. Avevamo parlato forte, avevamo parlato chiaro, avevamo parlato con una voce sola.

A chi ha deciso di restare nella comunità dei pedofili, invece, non dico niente. Si scrive ad altri esseri umani. Gli automi, non capirebbero.

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(3) Il caso Fenice

(4) Il tentativo fallito

(5) Benvenuti all´inferno

(6) Le due comunitá

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