Lettera agli Ebrei

Da wikipedia

Autore

L’autore è una persona con una vasta cultura giudaicoellenistica, che dimostra una profonda conoscenza dell’Antico Testamento, di cui si avvale prevalentemente nella versione dei Settanta[1]. Probabilmente l’autore si rivolge a una comunità di Ebrei ellenistici cristiani; dato che la lettera era nota a Clemente di Roma pochi anni dopo la sua composizione, è possibile che tale comunità fosse a Roma, come suggerito dall’augurio «vi salutano quelli d’Italia» in Ebrei 13,24.[3].

La scrisse Paolo?

Al testo, che non presenta il nome del mittente e del destinatario, è stato tradizionalmente accostato il nome di Paolo di Tarso. Questa attribuzione è però discussa già nell’antichità, per esempio da Origene (prima metà del III secolo) e Tertulliano (prima metà del III secolo). Eusebio di Cesarea, pur annoverando Ebrei fra le 14 lettere paoline, la cui canonicità era generalmente indiscussa, accenna a resistenze della chiesa di Roma, dovute alla inverosimiglianza dell’attribuzione paolina [4].

Le difficoltà più grandi nell’attribuire la lettera agli Ebrei a Paolo riguardano le differenze stilistiche e contenutistiche con le altre lettere. Lo stile elegante di questo scritto è diverso da quello delle lettere paoline; diverso appare anche l’utilizzo delle parole, delle quali 140 non ricorrono negli scritti di Paolo. I contenuti dottrinari della lettera, benché di chiara ispirazione paolina, presentano inoltre caratteristiche proprie, inusuali per la teologia dello scrittore di Tarso.

Clemente d’Alessandria pensò come autore all’evangelista Luca, imitato da Origene, che propose anche il nome di Clemente di Roma,[5] mentre Tertulliano [6] l’attribuisce a Barnaba ed Eusebio di Cesarea ad un certo Gaio;[7] Martin Lutero[8] propose Apollo, giudeo di Alessandria d’Egitto di cui si parla negli Atti degli Apostoli,[9] mentre Adolf von Harnack suggerì Priscilla.[10] Furono avanzati anche i nomi di Silvano, Timoteo, Aristione, Filippo e persino di Maria.

Lingua e stile

La lettera è scritta in greco. Lo stile è sereno, regolare e molto curato[11]: l’opera presenta pregi di eleganza stilistica e ricercatezza letteraria[12].

Nella lettera si alternano parti dedicate al culto ad altre nelle quali i lettori sono incoraggiati a resistere anche nelle difficoltà[13].

Lo scritto, nonostante il nome con cui è noto, non è in realtà una lettera: il suo genere è piuttosto quello del discorso di esortazione. Probabilmente è un’opera di carattere ommiletico proclamata a voce a una comunità cristiana e poi inviata ad altre chiese[11].

Resistenze

Nella chiesa antica l’inserimento della Lettera agli Ebrei nel canone del Nuovo Testamento incontrò alcune resistenze [12]: non appare contenuta, ad esempio, nel Canone muratoriano (II secolo).

Nuovi dubbi emersero al tempo della Riforma, tanto che Lutero spostò Ebrei, Apocalisse, la Lettera di Giacomo e quella di Giuda in fondo alla Bibbia in lingua tedesca. Di fatto, però, Ebrei restò nel canone della Bibbia protestante e Lutero stesso ne esaltò la cristologia.

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