Messaggio al Corpo Direttivo dei TdG

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Clop clop clop… qualcuno bussa alla nostra porta

Una voce dice: ” Ecco, sto alla porta e busso. Se uno ode la mia voce e apre la porta, entrerò nella sua [casa] e prenderò il pasto serale con lui ed egli con me”.

Chi sta bussando alla tua porta? Perché sta bussando alla tua porta? Perché dovresti lasciarlo entrare?

Cerchiamo di capire questo testo preso dal libro di apocalisse.

Innanzitutto stabiliamo chi sono i personaggi. Di chi si sta parlando?

Pochi versetti prima, in Apocalisse 3:14 viene chiarito chi sta parlando, e a chi vengono rivolte queste parole.

Viene detto “Queste son le cose che dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio”. Sta parlando Gesù, il Figlio di Dio.

A chi sta parlando? Gesù dice: “(Rivelazione 3:14) …E all’inviato della congregazione [che è] a Laodicea scrivi”. Gesù sta parlando all’inviato di Laodicea.

Chi è l’inviato di Laodicea?

L’inviato di Laodicea è il settimo di sette messaggeri elencati nel libro di Apocalisse. Infatti in Apocalisse 1:12, 13 dice: “E mi voltai per vedere la voce che parlava con me, ed essendomi voltato, vidi sette candelabri d’oro, e in mezzo ai candelabri qualcuno simile a un figlio dell’uomo, vestito di una veste che giungeva fino ai piedi e cinto al petto di una cintura d’oro”… successivamente viene detto Apocalisse 1:20 dice: “In quanto al sacro segreto delle sette stelle che hai visto sulla mia mano destra e dei sette candelabri d’oro: Le sette stelle significano [gli] inviati [o angeli] delle sette congregazioni e i sette candelabri significano sette congregazioni”.

Tutti coloro che si dicono cristiani o discepoli di Gesù, nel libro di Apocalisse vengono visti come sette candelabri, o sette ekklesie. Quindi queste sette ekklesie rappresentano gli evangelici, i cattolici, i protestanti, gli avventisti, i Testimoni di Geova, tutti coloro che si definiscono cristiani e che hanno aspettato il ritorno di Gesù.

Chi sono le loro sette stelle o sette messaggeri? Rappresentano coloro che fungono da leader dei vari gruppi religiosi. In poche parole, i sette inviati rappresentano i vari componenti del “clero” di questi vari gruppi religiosi.

Il settimo inviato rappresenta in ordine di tempo l´ultimo clero che si è manifestato in ordine di tempo. Il clero dei Testimoni di Geova. In primis rappresenta quindi il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, ma anche coloro che collaborano attivamente con loro. Quindi anziani della sede centrale, responsabili delle filiali e via dicendo.

Il messaggio rivolto al settimo inviato è un messaggio di forte rimprovero. Non dobbiamo meravigliarci che le Scritture contengano un messaggio di rimprovero verso qualcuno che dice di ubbidire a Dio. Anche in passato l’apostolo Paolo fu utilizzato da Gesù pe rimproverare Pietro.

Leggiamo Galati 2:11-14, che dice: “Comunque, quando Cefa venne ad Antiochia, gli resistei faccia a faccia, perché era condannato. Poiché, prima dell’arrivo di certi uomini da parte di Giacomo, egli mangiava con persone delle nazioni; ma quando furono arrivati, si ritraeva e si separava, per timore di quelli della classe circoncisa. Anche il resto dei giudei si unirono a lui nel sostenere questa finzione, così che perfino Barnaba era indotto a seguirli nella loro finzione.  Ma quando vidi che non camminavano diritto secondo la verità della buona notizia, dissi a Cefa davanti a tutti loro: “Se tu, benché sia giudeo, vivi come le nazioni, e non come i giudei, come mai costringi le persone delle nazioni a vivere secondo la pratica giudaica?”

Come abbiamo letto anche in Galati 2:11-14, nel primo secolo alcuni esponenti di primo piano del gruppo degli apostoli, tra cui “un gigante della fede” che si chiamava Pietro, sostenevano una “finzione”. Avevano assunto un comportamento tipo razzista, facendo credere che non ere lecito per un ebreo pranzare con un non ebreo. Purtroppo Pietro stesso era caduto in questa trappola.

Paolo, spinto dalla forza santa, lo rimprovera davanti a tutti per il suo stesso bene. Possiamo immaginare che nel giro di pochi giorni tutti parlassero del “pubblico rimprovero” di Paolo nei confronti di Pietro. Comunque, Pietro, da vero “gigante della fede”, capisce che quel consiglio gli arrivava da Gesù per mezzo di Paolo. Pietro non la mette sul personale, non gli dice: “Ehi, Signor Nuovo Arrivato, lo sai con chi stai parlando? Io sono Mister Chiavi del Regno dei Cieli, restiamo bassini …”. Pietro non se la prende, e non cerca nemmeno di salvare la faccia, mettendosi a cavillare sulle scritture o sulla legge.  Al contrario, fa la cosa più semplice e giusta di questo mondo. La sua umiltà gli permette di capire che Paolo sta dicendo il vero, si adegua e cambia subito direzione.

L’inviato di Laodicea riceve un rimprovero nella speranza che reagisca alla stessa maniera di Pietro. Gesù si aspetta quindi che il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova in prima linea, ma anche tutti i loro collaboratori, capiscano di stare sbagliando e cambiando direzione.

Infatti, il giudizio finale del candelabro di Laodicea non viene emesso in questo messaggio. Gesù mostra all´inviato alcune sue gravi pecche, e gli dà del tempo per reagire. Il giudizio finale verrà emesso nel prossimo futuro. Ovviamente, visto che l’inviato di Laodicea è un essere composito, composto da molte persone, è del tutto probabile che singole persone abbiano reazioni diverse, a volte anche opposte.

 Quale era il problema di Laodicea?

Gesù dice quanto segue: Queste son le cose che dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio.  (Ri 3:14b) Perché Gesù si definisce “l’Amen”? Questo titolo conferisce al suo messaggio una connotazione giuridica. “Amen” è la traslitterazione di una parola ebraica che significa “sicuramente”, “così sia”, ed è pronunciato alla fine delle preghiere a conferma di quanto è stato espresso. (1 Corinti 14:16) Gesù è “l’Amen” nel senso che gli è stata concessa l´ultima parola su qualsiasi decisione in cielo e sulla terra. Dopo di lui, dopo il suo “Amen” nessuno ha più nulla da aggiungere o da togliere. Le sue decisioni sono definitive.

Gesù è anche “il testimone fedele e verace”. Gesù è il più grande Testimone o rappresentante di Geova che ci sia mai stato.

Tornando ad Apocalisse capitolo 3 versetto 15, Gesù continua dicendo: “Conosco le tue opere, che non sei né freddo né caldo” (Ri 3:15a) Gesù non usa giri di parole per identificare la situazione. Questo inviato vive una situazione paradossale. Da una parte “non era freddo”. Era esisteva ancora una parvenza di attività in questo inviato. Non era diventato completamente inattivo o completamente freddo spiritualmente. Secondo un criterio di valutazione umano, “non essere freddi” può corrispondere a essere “caldi”. Ma non per Gesù.

Essere “non freddi”, nel caso di questo inviato, non voleva in nessun modo dire essere “caldi” spiritualmente. In Luca 12:48 viene detto qualcosa a tutti coloro che, definendosi parte di coloro che avrebbero nutrito spiritualmente i fedeli. In Luca viene detto “In realtà, a chiunque è stato dato molto, sarà richiesto molto e a colui al quale è stato affidato molto, sarà richiesto più del solito”. Quindi la valutazione di Gesù su qualcuno che si atteggia a Maestro di altri, o inviato, è diversa da quella di un cristiano normale.

 Questo inviato non era divenuto, in quel momento, ancora freddo o apatico. Ma lo sarebbe diventato velocemente se non correva ai riparti. Il livello richiesto dal suo “calore” spirituale non raggiunge gli standard richiesti da Gesù a chi ricopre un incarico di cosi enorme prestigio come Maestro o Insegnante di altri per quanto riguarda la Parola di Dio (Mt 24:45).

Gesù aggiunge le parole: Oh, fossi tu freddo oppure caldo! (Ri 3:15b) Se l’inviato  di Laodicea fosse stato “caldo” spiritualmente, non avrebbe ricevuto nessun consiglio. Se fosse stato” freddo” spiritualmente, consigliarlo sarebbe stato molto più semplice. Quando uno diventa freddo spiritualmente, questo risulta evidente a tutti, per primo a sé stesso. Una persona fredda spiritualmente non studia più le Scritture, non prega più, non parla più di Dio alla sua famiglia, non è più curiosa e ansiosa di conoscere la volontà di Dio. Questo stato di cose risulta evidente anche a un rapido esame.

Ma convincere un cristiano tiepido di “non essere né caldo né freddo” è molto più difficile. Un cristiano tiepido può addurre molte prove che testimoniano di essere “non freddo”. Ad esempio, può dire “io frequento i miei raduni religiosi ogni domenica. Oppure svolgo le cose che nella mia religione altri si aspettano che io faccia. Ad esempio, un testimone di Geova potrebbe dire: io predico alla gente due volte al mese, vado ai miei raduni, ubbidisco a quello che mi viene detto di fare, quindi sono spirituale.” Come convincere una persona simile che Gesù lo considera solo un “tiepido”? Non è sempre facile farlo ragionare. Similmente, convincere questo inviato, convincere il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova della sua condizione spirituale pericolosa non è così semplice.

L’inviato di Laodicea, il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, può quindi fare un ragionamento simile. Noi organizziamo le adunanze a livello mondiale, noi stampiamo la letteratura, gestiamo le risorse finanziarie, quindi stiamo essenzialmente facendo il nostro dovere. Siamo a posto. Purtroppo per loro le cose non stanno così.

Come abbiamo detto, Gesù non lo giudica in questo momento, quindi non esiste per lui un giudizio immediato. Gesù, comunque, gli dice cosa accadrà se non cambia condotta. Senza giri di parole gli dice quello che leggiamo in Apocalisse 3:16: Così, poiché sei tiepido e non sei né caldo né freddo, ti vomiterò dalla mia bocca.  Questo inviato, se non cambia, viene vomitato dalla bocca di Gesù. Cosa vuol dire essere vomitato?

Le scritture paragonano l´Ekklesia, o Congregazione, al Corpo di Gesù. Infatti 1 Co 12:27 dice: “Ora voi siete il corpo di Cristo, e individualmente membra”. Dato che l´Ekklesia viene paragonata ad un corpo, quando un corpo vomita qualcosa dal suo stomaco, espelle qualcosa che al suo interno non viene assimilato, qualcosa che non può digerire e reca disturbo.

Vomitare questo inviato di Laodicea equivale quindi a espellerlo dal corpo di Gesù. Non vuol dire solo allontanarlo momentaneamente, come quando i testimoni di Geova espellono e ostracizzano un loro componente. In quel caso c´è la possibilità che l´espulso ritorni. Viceversa essere vomitati dalla sua bocca voleva dire che Gesù minaccia di espellere questo inviato dal suo ruolo di “stella” del settimo candelabro, di rimuoverlo in maniera definitiva dal suo ruolo, per sempre. È un avvertimento da fare tremare i polsi.

Ma quel’ è il problema che ha fatto diventare tiepido l’inviato di Laodicea? Il Capo della Congregazione lo mette a nudo, dicendo in Apocalisse 3:17, dicendo: “Poiché dici: “Sono ricco e ho guadagnato ricchezze e non ho bisogno di nulla”.  Queste parole identificano il problema di questo inviato e di coloro che seguono le sue orme. Nella prima parte della frase, Gesù usa le parole: “Poiché dici: sono ricco”? A chi “diceva sono ricco” questo inviato? Lo diceva a sé stesso e agli altri che lo stanno ad ascoltare. Quindi questo inviato nel suo cuore ha una grande opinione di sé. Ma non si accontenta di averla nel suo cuore. La comunica anche agli altri, aumentando a dismisura l’opinione che si ha di lui. Questo inviato, per così dire, pubblicizza a dismisura la sua immagine.

Non possiamo non vedere uno straordinario adempimento di queste parole. I Testimoni di Geova di vecchia data ricorderanno come fino agli anni 90 erano davvero in pochi a conoscere i visi di coloro che componevano il loro Corpo Direttivo. Erano in pochi a conoscere chi scriveva i loro articoli e le loro riviste. Con un senso di modestia, la vecchia guardia dei Testimoni di Geova amava stare dietro le quinte. Negli anni 2000 tutto è cambiato. In ogni adunanza, in ogni assemblea, in ogni seminario, e in tutte le case tramite JW-Broadcasting l´immagine del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova e dei loro componenti viene proiettata in maniera ossessiva e in continuazione. Sono diventati, o meglio, vorrebbero diventare, una sorta di rock star religiosa. Era proprio quello che Gesù aveva predetto, e che puntualmente si sta verificando.

E che dire dello scandalo degli abusi sui minori nei Testimoni di Geova, nato proprio dalle direttive errate e assurde del Corpo Direttivo, secondo cui se non ci sono due testimoni oculari di una violenza su una donna o su di un bambino non si può espellere il criminale…. Piuttosto che ammettere con umiltà di aver sbagliato in maniera enorme, e di chiedere scusa, il Corpo Direttivo fa dire a tutti gli anziani e ai sorveglianti viaggianti tutta la storia della pedofilia è qualcosa di inventato e di campato in aria. Pur di non smuovere la loro aurea da perfezione, sono disposti a camminare sui cadaveri di chiunque. Un atteggiamento davvero arrogante, che Gesù non può tollerare.

Quale opinione ha di sé stesso questo inviato? Gesù gli mette in bocca queste parole: “Sono ricco e ho guadagnato ricchezze e non ho bisogno di nulla”.  Questo simbolico inviato ha ottenuto notevoli ricchezze. Gesù stesso non sta negando questo. Al contrario, le parole di Gesù lo confermano. Questo inviato ha lavorato sodo e il suo lavoro è risultato essere molto efficace, più di tutti gli altri angeli che lo hanno preceduto.

 Amara ironia della vita, proprio le sue capacita, la sua bravura ed efficacia, stanno per diventare la sua rovina spirituale. Simbolicamente gli sembra di essere diventato ricco spiritualmente, al punto di credere non dover più fare molto altro. Egli aspetta tranquillo la fine di questo sistema di cose, pensando di aver finito e portato a termine il suo compito. Ad un certo punto, l’inviato di Laodicea, con la sua testa, è già nei cieli a godersi la ricompensa. Non è un caso che in molte assemblee dei Testimoni di Geova vari membri del Corpo Direttivo hanno manifestato di essere convinti di essere già stati suggellati e approvati. Difficile interpretare in maniera diversa le chiacchierate simboliche tra Geoffrey Jackson e quello che lui considera suo compagno di Regno, l´apostolo Pietro.

A chi si può’ paragonare questo atteggiamento compiaciuto del inviato di Laodicea? La situazione del inviato di Laodicea è molto simile a quella dei cristiani dell’antica Corinto a cui l’apostolo Paolo rivolse le parole di 1 Corinti 4:8 “Già vi siete saziati, non è vero? Siete già ricchi, non è così? Avete cominciato a regnare senza di noi, non è vero?”. Sembra che i cristiani di Corinto ritenessero che la loro corsa era ormai arrivata alla fine, che avevano ricevuto il secondo suggello e che in un certo senso regnavano in cielo. Ovviamente si sbagliavano di molto, cosi come si sbaglia di molto l’inviato di Laodicea.

Perché il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova pensa di aver ormai ricevuto la loro ricompensa? La congregazione cristiana dei Testimoni di Geova diventata una organizzazione che conta ormai svariati milioni di predicatori. Recentemente hanno pubblicato una nuova Bibbia, alcune “app” molto ben riuscite come Jw-Library, Jw-Languge. Hanno strutture logistiche notevoli, come case Betel e sale assemblee, oltre a numerose centri di culto locali di loro proprietà.

Hanno intere squadre di volontari specializzati nella edilizia. Hanno realizzato siti internet molto ambiziosi, come jw.org e jw.broadcasting.  Da un punto di vista di cose che si possono pesare umanamente, l’inviato di Laodicea ha accumulato molte cose. I motivi per dire “sono ricco e ho guadagnato ricchezze” ci possono essere. Il problema dell’inviato di Laodicea non è certo nelle cifre.

E dove sta allora il problema? Il problema sta nell’ultima parte della frase: lui dice di sé stesso “non ho bisogno di nulla”. Questa frase è la sua rovina. Ma cosa vuol dire “non ho bisogno di nulla”? Con w13 15/7 un gruppo di persone si è autoproclamato non solo come unico rappresentante di Dio. È andato oltre. Si è autoproclamato come unico rappresentante di Dio già approvato da Dio, che non potrà mai sbagliare. Infatti, nella rivista citata, il Corpo Direttivo non solo dice di rappresentare quella che secondo loro è una profezia, che loro chiamano dello Schiavo Fedele e Discreto. Ma dicono che loro non potranno mai trasformarsi in quello che le Scritture chiamano “Lo Schiavo Malvagio”. In questo modo si dichiarano ormai perfetti e che non hanno bisogno di nulla.

Di questo gruppo di persone Gesù dice: ”Ma non sai d’essere miserabile e infelice e povero e cieco e nudo” (Ri 3:17b)

Questo profondo stato di miseria viene alla ribalta poco tempo dopo l´autoproclamazione del Corpo Direttivo al ruolo di unico mediatore tra Dio e gli uomini. Da un giorno all´altro, circa un anno fa, lo stesso Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, per la prima volta nella storia, è costretto ad ammettere di avere le finanze in rosso. Il numero totale degli aderenti non cresce più. Il numero totale ai presenti ai loro raduni inizia a calare. La rivista Torre di Guardia, simbolo della loro organizzazione, diventa bimestrale, come anche la rivista svegliatevi. Lo scandalo della pedofilia travolge la loro parvenza di santità, generando sdegno e scandalo in ogni parte del mondo. E si potrebbe continuare a lungo.

È chiaro quindi che Geova non gli dà lo spirito santo necessario a comprendere aspetti nascosti della sua parola. Dopo circa 140 anni, egli non riesce più a svolgere appropriatamente il suo ruolo principale, quello di dare “cibo a suo tempo” (Mt 24:45). Questo non vuol dire che non pubblica libri basati sulle scritture. Al contrario, li pubblica a ripetizione. Ma questo tipo di pubblicazione può essere prodotta da qualsiasi componente di quello che i testimoni di Geova chiamano la “Grande Folla”. La povertà del inviato si manifesta nel non poter dare cibo “per questo tempo”, non riuscire a spiegare le profezie delle Sacre Scritture per il nostro tempo. L’inviato potrebbe dare quel cibo solo se lo riceve dal suo Signore. Ma visto il rimprovero, sembra che il Signore ad un certo punto non lo provvede. Da questo punto di vista, non ricevendo ulteriore cibo a suo tempo da Signore, l’inviato progressivamente si impoverisce fino al punto di divenire povero.

In che senso l’inviato di Laodicea diviene cieco? Ovviamente si tratta di cecità spirituale. Gesù illustra la condizione di questo inviato, che come i Corinti, ritiene di aver concluso la corsa mentre c’ è ancora molto da fare. Similmente, questo inviato diviene cieco in quanto non comprende pienamente quello che sta accadendo intorno a lui e quanto lavoro ci sia da fare ancora prima della fine. (2 Co 4:4 Mt 24:14) La falsa idea che l’inviato ha di sé, di aver portato a termine tutto quello che c’era da fare, e che deve solo aspettare che da un momento all’altro arriva la fine, ha distorto la sua percezione di alcune cose spirituali. Alcuni insegnamenti o “nuovi intendimenti” iniziano a risentire di questa momentanea cecità spirituale.

Cosa vuol dire che diviene nudo? Il divenire nudi si riferisce a una consuetudine del tempio di Israele. Queste parole potrebbero alludere ai doveri del sorvegliante addetto alla guardia del monte del tempio di Gerusalemme. Durante le veglie, egli passava nel tempio per vedere se i leviti di guardia erano svegli oppure dormivano. Se chi era di guardia era sorpreso a dormire, veniva picchiato con un bastone e le sue vesti potevano essere bruciate per svergognarlo pubblicamente. Essere nudi vuol dire, in questo caso, essere stati colti addormentati.

La possibilità concreta di essere colti addormentati come singoli cristiani era stata paventata da Gesù in due diverse illustrazioni, quelle delle zizzanie e quelle delle dieci vergini. (Mt 13:25-30  25:1-12). In quelle illustrazioni, sia “gli uomini” che “le vergini” si addormentano per un breve periodo di tempo. Gesù non li condanna per questo. Prende solo atto di quello che è avvenuto.

Dalle parole di Gesù in Apocalisse 3:14-22, sembra che il sonno abbia colpito lo stesso inviato di Laodicea. Nella sua posizione di responsabilità, questo inviato deve svegliarsi immediatamente. Non può prendersela comoda come “le dieci vergini”. L’inviato deve sorvegliare l’intera casa di Dio. Cosa dovrebbe fare questo inviato per riprendersi?

Non dobbiamo dimenticare un aspetto fondamentale. Gesù non sta dando un giudizio definitivo a questo inviato, ma lo sta consigliando. Certo, sono consigli schietti, diretti e specifici, ma restano appunto consigli, e non giudizi definitivi. Questo vuol dire che Gesù confida nella capacità di questo inviato di riprendersi.

Infatti Gesù dice di lui: “Ti consiglio di comprare da me oro raffinato dal fuoco affinché tu divenga ricco”. (Ri 3:18a)

Come un medico spirituale, Gesù prescrive a questo inviato una ricetta da usare immediatamente, prima che egli emetta il giudizio definitivo. Gesù promette di dare loro qualcosa di simile all’oro raffinato col fuoco per arricchirli spiritualmente. Questo ricorda la promessa di Isaia 60:17. Durante i giorni del inviato di Laodicea, Gesù avrebbe donato oro raffinato col fuoco sotto forma di uomini e donne preziosi come l’oro. L’inviato li avrebbe accolti o avrebbe pensato “di non aver bisogno di nulla”? Resta una sua scelta, di cui poi dovrà rendere conto.

La ricetta di Gesù contiene anche “abiti bianchi affinché tu sia vestito e affinché la vergogna della tua nudità non sia manifesta” (Ri 3:18b) Agendo da sorvegliante del tempio, Gesù aveva trovato addormentato questo inviato e simbolicamente gli aveva rubato gli abiti lasciandolo nudo. Comunque, in modo molto misericordioso, Gesù è disposto a offrire al suo inviato una seconda possibilità. È disposto a ridargli i suoi vestiti e a continuare il suo incarico di sorveglianza. Come dire: non è successo nulla, ma ora rivestiti e rialzati, che abbiamo molto da fare!

La medicina di Gesù prevede anche “collirio per ungere i tuoi occhi affinché tu veda” (Ri 3:18c) Cosa rappresenta questo collirio? Evidentemente rappresenta un chiarimento della vista spirituale che avrebbe aiutato questi uomini a vedere meglio il punto in cui si trovavano nel corso del tempo e a discernere molti aspetti spirituali che prima erano nascosti alla loro vista. (Gv 9:5,6) Il collirio spirituale rappresenta quindi una serie di nuovi intendimenti che il Capo della Congregazione Gesù sta inviando sulla terra. Con grande scorno e disappunto degli uomini di Paterson questi intendimenti non vengono invitati al loro Corpo Direttivo, ma a persone comuni, fuori dalla loro cerchia, persone per loro assolutamente insignificanti.

Con la sua magistrale arte di insegnare, Gesù mette alla prova la loro umiltà. Qualcuno, non un membro della cerchia del Corpo Direttivo, avrebbe bussato alla sua porta portandogli una boccetta di collirio spirituale. Il Corpo Direttivo avrebbe accettato di farsi correggere da un fratello qualsiasi? O avrebbe detto: “a me il collirio me lo manda Gesù in persona. Non lo accetto per conto terzi”. Anche in questo caso, resta una sua scelta di cui verrà chiamato a rendere conto. Il loro atteggiamento, attualmente, è stato di “rubacchiare” un po’ di collirio, dicendo pubblicamente che era roba loro…

Dopo la lavata di testa, con tanto affetto Gesù ricorda: “Tutti quelli per i quali ho affetto, li riprendo e disciplino. Perciò sii zelante e pentiti” (Ri 3:19) Con queste parole, ancora una volta, Gesù spiega che non stava giudicando questo inviato, ma lo stava consigliando come un amico. Gesù dà a questi cristiani una forte motivazione per accettare i suoi consigli.

“Ecco, sto alla porta e busso”.  (Ri 3:20a) Riprendiamo il discorso da dove eravamo partiti. Con una toccante illustrazione, Gesù spiega cosa sta per accadere. Gesù busserà ancora un’ultima volta. Chi impiega Gesù per bussare? Probabilmente non chi si aspetta quel inviato. Sia il collirio, che l’oro, che le vesti, li giungono da qualcuno al di fuori del inviato stesso. Questi stessi cristiani bussano simbolicamente alla porta del inviato, per conto di Gesù. Ci vuole vera umiltà da parte del inviato di Laodicea per rispondere e aprire la porta. Gesù fa comunque il primo passo. Lo sentiamo bussare. Continua a bussare. Insiste nel bussare.

 Gesù dice: “Se qualcuno ode la mia voce e apre la porta, entrerò nella sua [casa] e prenderò la mia cena con lui ed egli con me” (Ri 3:20b)

Gesù fa un patto. Se l’inviato simbolicamente gli apre la porta, accettando la sua correzione, allora Gesù sarà disposto a cenare con lui. Di quale cena si tratta? Le scritture indicano che “la cena per eccellenza” tenuta da Gesù con i suoi discepoli fu l´Ultima Cena, o Commemorazione, durante la quale egli stabilì con i suoi discepoli il “Nuovo Patto”.

Su questa Cena, o Commemorazione, l´angelo di Laodicea deve ammettere di aver compiuto molti errori.

1) Gesù non tenne l´Ultima Cena con i suoi apostoli il giorno del calendario ebraico corrispondente al 14 Nisan, ma il giorno prima, il 13 Nisan, durante la Parasceve ebraica, o vigilia della Pasqua ebraica. Questo è chiaramente scritto anche nella Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova in Giovanni 19:14-16 e Giovanni 18:28.

2) Che Gesù stesse semplicemente cenando con i suoi discepoli, e non celebrando la Pasqua ebraica, è evidente dal fatto che non era presente a tavola l´agnello e le erbe amare, tipici alimenti della Pasqua ebraica. Il pane che consumavano era pane normale, e non pane non lievitato. Gesù e i discepoli non erano in piedi appoggiati al loro bastone, come prevedeva il cerimoniale, ma comodamente sdraiati attorno a una tavola, su dei lettini, come era l´abitudine degli ebrei quando cenavano.

3) Il Corpo Direttivo insegna che solo i 144.000 descritti nel libro di Rivelazione possono prendere del pane e del vino. Viceversa Gesù disse che quel pane e quel vino servivano al perdono dei peccati di tutto il genere umano, e non solo di 144.000 persone. (vedi Matteo 26:28). Impedendo di mangiare il pane e bere il vino, si impedisce che milioni di esseri umani possano avere i loro peccati davvero perdonati. Tutti coloro che si sentono pronti per farlo dovrebbero prendere il pane e il vino della Commemorazione, non solo alcuni.

5) Il Corpo Direttivo insegna che il Nuovo Patto e il Patto per un Regno sono la stessa cosa. Viceversa è chiaramente insegnato nelle Scritture che il Nuovo Patto è per tutto il genere umano, e consente il perdono dei peccati. Il Patto per un Regno è qualcosa di limitato solo a un piccolissimo numero di persone affinché siedano su troni celesti.

6) Il Corpo Direttivo insegna che Geova sacrifica suo Figlio come un agnello nel tempio, dipingendolo come un Dio inflessibile disposto ad uccidere suo Figlio per rispettare riti e precetti. Viceversa Gesù disse sempre che il suo era un sacrificio volontario, non era sacrificato o costretto al sacrificio da nessuno, tantomeno da suo Padre. Proprio in questo atto volontario risiede la sua grandezza.

7) Il Corpo Direttivo insegna che Cristo come uomo non è mai risorto. Al suo posto è stato creato un essere spirituale nei cieli. In questo modo, la profezia di Cristo secondo la quale sarebbe rimasto nella tomba “solo tre giorni” viene resa bugiarda. Viceversa il Cristo risorto il terzo giorno è lo stesso Cristo che venne ucciso, e rimase solo parte di tre giorni nella tomba, non per sempre come insegna il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova. Fu solo dopo 40 giorni che l´uomo Cristo Gesù” viene “mutato” in un essere spirituale e torna da dove era venuto, nei cieli.

L´angelo di Laodicea sarà disposto ad ammettere i suoi errori?

Gesù prosegue dicendo: “A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto col Padre mio sul suo trono” (Ri 3:21)

Gesù indica che alcuni membri di questo angelo, “chi vince”, potranno essere inclusi nella promessa del Regno, potranno addirittura essere mutati in creature celesti e sedere su troni celesti. Ovviamente questa speranza riguarda coloro che cambiano condotta in modo da non farsi vomitare, coloro che gli aprono la porta, coloro accettano di celebrare l´Ultima Cena in modo corretto e, dopo aver fatto tutto questo, continuano la loro corsa sino alla fine e vincono.

Non sarà facile per l´angelo di Laodicea, ma questa possibilità esiste. Nessun altro può coglierla al posto suo.

Come abbiamo visto inizialmente, ogni inviato un compito su un diverso candelabro. Questo vuol dire che coloro che dirigono quello specifico gruppo di cristiani viene visto in maniera leggermente diversa dal resto dei cristiani che vengono diretti in quel gruppo specifico. Questo adempie la Scrittura che dice: “a chi sarà dato molto sarà chiesto più del solito”. Comunque, in senso lato, tutti i cristiani che si trovano in quel gruppo devono prestare attenzione a quei consigli.

Questo vuol dire che, anche se quei consigli sono per specificamente per il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, tutti coloro che fanno parte di quel gruppo di cristiani devono aprire la porta a Gesù ora, mentre bussa. Devono farlo senza indugio, perché se loro terranno Gesù fuori della porta ora, anche Gesù li terra fuori della porta del Regno di Dio ormai imminente.

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